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In una lettera dal gulag risalente al 2 giugno del 1935, indirizzata alla moglie Anna, Florenskij raccontava di un passato che non è passato, e che piuttosto riemerge in virtù di determinate circostanze, rivelandosi definitivamente come un eterno presente. Poche settimane prima, il 12 aprile, si diceva, sicuro del fatto che "tutto passa, ma tutto rimane". Così spiegava:
Questa è la mia sensazione più profonda:
che niente si perde completamente,
niente svanisce, ma si conserva in qualche
modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane,
anche se noi cessiamo di percepirlo.
Così pure le grandi imprese, anche se
tutti le avessero dimenticate, in qualche
maniera rimangono e danno i loro frutti.
Perciò, se anche ci dispiace per il passato,
abbiamo però la viva sensazione della sua eternità.
Al passato non abbiamo detto addio per sempre, ma solo per breve tempo.
Mi sembra che tutti gli uomini, di qualunque
convinzione siano, nel profondo dell'anima
abbiano in realtà questa stessa impressione.
Senza questo, la vita diventerebbe insensata e vuota.

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