Gli Atti degli Apostoli seguono un progressivo disegno geografico e teologico, fondato sul programma enunciato in At 1,8: da Gerusalemme, alla Giudea e Samaria, fino alle estremità della terra. L'opera si divide principalmente in due grandi parti incentrate su due figure chiave: Pietro e Paolo, segnate dal passaggio da Gerusalemme a Roma. |
Procedimenti compositivi
La struttura
Sono diverse le possibilità di individuare una struttura negli Atti, a seconda che si guardi alle tappe geografiche (e in particolare al programma indicato in 1,8), oppure ai personaggi in scena (Pietro e Paolo), oppure ai contenuti teologici (da questo punto di vista molti commentatori cercano di attribuire, anche nella struttura, un posto di rilievo al c. 15, che descrive il dibattito e le decisioni assunte nel concilio di Gerusalemme, col quale si passa decisamente, dalla fase della predicazione ai giudei, all'apertura della predicazione ai pagani).
Guardando al ruolo dei due principali personaggi, molti pensano a una grande bipartizione: cc. 1-12 (Pietro); 13-28 (Paolo), oppure, tenendo conto che Pietro compare ancora nel c. 15, cc. 1-15 (Pietro); 16-28 (Paolo). Guardando alle fondamentali svolte geografiche e alle indicazioni di 1,8, è stata proposta una tripartizione: cc. 1-7 (Gerusalemme); 8-12 (Giudea e Samaria); 13-28 (territori fuori dalla Palestina fino a Roma = fino ai confini della terra). Ma sono state anche suggerite altre articolazioni, in quattro, cinque, sei parti, ecc. Nessuna soluzione risulta veramente soddisfacente.
L'autore, pur suggerendo talora con sommari o formule, dei passaggi da una sezione all'altra, non permette di riconoscere chiaramente delle ripartizioni nette; anzi, spesso si ha l'impressione che voglia proprio evitare cesure nette, perché utilizza alcuni brani con funzione sia di conclusione di una sezione sia di inizio della sezione successiva (ad esempio, 4,1-4 rappresenta la conclusione dell'episodio della guarigione del paralitico, ma contemporaneamente introduce l'episodio dell'imprigionamento di Pietro e Giovanni). In altri casi, con anticipazioni, Luca intreccia una parte con quella successiva: Paolo è già menzionato tre volte come persecutore nella conclusione dell'episodio di Stefano (fine del c. 7-inizio del c. 8) e a queste menzioni si collega l'introduzione del c. 9, che racconta la conversione di Paolo.
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Ci viene suggerita la pubblicazione di una riflessione di G. Florovsku.
Il cristianesimo è esistito sin dall'inizio come una realtà corporativa, come comunità. Essere cristiano voleva dire appartenere alla comunità. Nessuno poteva essere cristiano da solo, come individuo separato, ma solo insieme ai «fratelli», solo in unione con loro: Unus christianus - nullus christianus. Le convinzioni personali e persino lo stile di vita non bastano a fare di una persona un cristiano. L'esistenza cristiana presume e sottintende l'adesione, l'appartenenza alla comunità.
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