Il progresso cumulativo della scienza
| Blaise Pascal ha una visione accumulativa del progresso scientifico, ma scettica su quello morale. Crede che la conoscenza avanzi nel tempo grazie alla collaborazione tra le generazioni, ma avverte che il progresso tecnico non colma il vuoto spirituale né riduce la miseria esistenziale dell'uomo. Il progresso scientifico (cumulativo): A differenza degli antichi, che consideravano i classici insuperabili, Pascal sostiene che l'umanità progredisce come un singolo uomo che non smette mai di imparare. Ogni generazione eredita le scoperte di quelle precedenti e vi aggiunge la propria esperienza, rendendo la conoscenza scientifica un sapere in continua crescita. Sul piano filosofico, Pascal ridimensiona l'importanza del progresso materiale. L'uomo rimane sospeso tra due infiniti (l'immensità del cosmo e l'infinitamente piccolo). La vera grandezza dell'uomo non risiede nel dominio della natura o nell'evoluzione tecnologica, ma nella sua consapevolezza interiore. Senza la fede e la ricerca di Dio, il progresso diventa solo una distrazione (divertissement) per sfuggire all'angoscia e alla precarietà della vita. |
L’Europa ha colonizzato, ha infranto le barriere del Mediterraneo. La Francia, con la sua “rivoluzione” ha affondato per prima il mondo feudale ed il conseguente ordine sociale. Sostituendo il sovrano monarca di diritto divino con l’essere collettivo che e’ la “nazione”, invenzione questa della Rivoluzione francese, la cultura occidentale è approdata nella “modernita’”.
Esistono leggi o cause certe circa, lo sviluppo? Leggi o cause certe forse no, ma punti di vista che vanno di pari passo con un diverso modo di rapportarsi al tempo si. Il tempo non è più, come dicevano i nostri antenati, fondamentalmente e uniformemente, decadente: esso è progresso, esso è entrato nel tempo del progresso. Non tutto è stato quindi detto e non tutto è stato finora fatto. In questa visione del tempo si iscrive una concezione secondo cui la Storia appare come un ciclo.
Secondo Bacone, siamo noi, i moderni, i contemporanei, i veri antichi, giacché gli antichi sono la giovinezza del mondo. Noi che viviamo adesso disponiamo di nostre esperienze e nostre osservazioni di gran lunga superiori rispetto all’antichita’.
Per Bacone i veri antichi siamo noi, dal momento che le nostre osservazioni sono infinitamente più numerose e disponiamo di un indiscutibile vantaggio.
Scrive Pascal:
Cosicché tutto il susseguirsi di uomini, durante il corso dei secoli, dev'essere considerato come la vita d'un medesimo uomo che sussiste sempre e che impara continuamente; a partire da questa considerazione si vede con quanta ingiustizia noi rispettiamo l'antichità nella sua saggezza ... Coloro che noi chiamiamo antichi erano in realtà giovani in tutto e costituivano propriamente l'infanzia dell'umanità; e poiché noi abbiamo aggiunto alle loro conoscenze l'esperienza dei secoli seguenti, è in noi che si trova quell'antichità che noi veneriamo in altri.
Nessun commento:
Posta un commento