StatCounter

venerdì 10 luglio 2026

Noi del terzo millennnio e la saggezza degli antichi (2)

Il progresso cumulativo della scienza

Blaise Pascal ha una
visione accumulativa 
del progresso scientifico,
ma scettica su quello
morale
. Crede che la
conoscenza avanzi nel
tempo grazie alla
 collaborazione tra le
generazioni, ma avverte
che il progresso tecnico
non colma il vuoto spirituale
 né riduce la miseria
esistenziale dell'uomo.

Il progresso scientifico
(cumulativo):
 A differenza
degli antichi, che consideravano
i classici insuperabili, Pascal
sostiene che l'umanità progredisce
 come un singolo uomo che non
smette mai di imparare. Ogni
generazione eredita le scoperte
di quelle precedenti e vi
aggiunge la propria esperienza,
rendendo la conoscenza
scientifica un sapere in
continua crescita.

Sul piano filosofico, Pascal
ridimensiona l'importanza del
progresso materiale. L'uomo
rimane sospeso tra due infiniti
(l'immensità del cosmo e
l'infinitamente piccolo). La
vera grandezza dell'uomo
non risiede nel dominio della
natura o nell'evoluzione
tecnologica, ma nella sua 
consapevolezza interiore.
Senza la fede e la ricerca
di Dio, il progresso diventa
solo una distrazione
(
divertissement) per sfuggire
 all'angoscia e alla precarietà
della vita.
La nozione di “Occidente” da qualche secolo si è imposta in ragione di talune superiorità che sono state mostrate in più campi. 

  L’Europa ha colonizzato, ha infranto le barriere del Mediterraneo. La Francia, con la sua “rivoluzione” ha affondato per prima il mondo feudale ed il conseguente ordine sociale. Sostituendo il sovrano monarca di diritto divino con l’essere collettivo che e’ la “nazione”, invenzione questa della Rivoluzione francese, la cultura occidentale è approdata nella “modernita’”.

 Esistono leggi o cause certe circa, lo sviluppo? Leggi o cause certe forse no, ma punti di vista che vanno di pari passo con un diverso modo di rapportarsi al tempo si. Il tempo non è più, come dicevano i nostri antenati, fondamentalmente e uniformemente, decadente: esso è progresso, esso è entrato nel tempo del progresso. Non tutto è stato quindi detto e non tutto è stato finora fatto. In questa visione del tempo si iscrive una concezione secondo cui la Storia  appare come un ciclo.

Secondo Bacone, siamo noi, i moderni, i contemporanei, i veri antichi, giacché gli antichi sono la giovinezza del mondo. Noi che viviamo adesso  disponiamo di nostre esperienze e nostre osservazioni di gran lunga superiori rispetto all’antichita’. 

Per Bacone i veri antichi siamo noi, dal momento che le nostre osservazioni sono infinitamente più numerose e disponiamo di un indiscutibile vantaggio.

Scrive Pascal:

Cosicché tutto il susseguirsi di uomini, durante il corso dei secoli, dev'essere considerato come la vita d'un medesimo uomo che sussiste sempre e che impara continuamente; a partire da questa considerazione si vede con quanta ingiustizia noi rispettiamo l'antichità nella sua saggezza ... Coloro che noi chiamiamo antichi erano in realtà giovani in tutto e costituivano propriamente l'infanzia dell'umanità; e poiché noi abbiamo aggiunto alle loro conoscenze l'esperienza dei secoli seguenti, è in noi che si trova quell'antichità che noi veneriamo in altri.

Nessun commento:

Posta un commento