Mi e’ stato chiesto cosa ero, cosa facevo, nei primi anni sessanta. Ero appena un ragazzino, ma ricordo bene che quelli erano anni di profondi disagi sociali, umani all’interno della comunità di Contessa Entellina, e della Sicilia in generale. Ogni mattina alle 5,30 la corriera di Stassi partiva sovraccarica di gente, contessioti, che emigravano, in direzione della Germania, Svizzera, Francia, Belgio spesso con le valigie di cartone rilegate con cordicelle (e più volte con spago) per evitare che cedessero al sovraccarico dei contenuti. I giovani, ma anche i meno giovani, intraprendevano il viaggio della speranza. Contessa riprendeva la via della migrazione che dagli anni venti era stata bloccata dal Fascismo che puntava ad avere molte baionette piuttosto che tanti posti di lavoro. In questa nuova svolta migratoria non si andava più in America, a New Orleans, ma nel Nord Europa.
Era quello, nel 1960, un tempo di cambiamenti: quell’anno, stando al censimento, il Paese (Italia) aveva raggiunto una popolazione di 50 milioni e 45 mila italiani e la stragrande maggioranza non se la passava affatto bene. Un operaio, se trovava lavoro portava a casa 45.000 lire al mese. Il Giornale di Sicilia costava 30 lire e a Contessa Entellina lo si comprava presso la rivendita delle sorelle Tardo, in via Liuzza. I governi dell’epoca erano, in un certo senso più che retrivi, in termini politici. La Democrazia Cristiana non aveva la maggioranza assoluta e in Parlamento varava solamente leggi che soddisfacevano le forze più retrive dell’estrema destra, gli eredi del Duce e il gruppo parlamentare monarchico. Ricordo che nel corso di manifestazioni per uno sciopero nazionale promosso dai sindacati la repressione fu tremenda e la Polizia fu autorizzata a sparare e le vittime nel corso degli scontri furono dieci (fra Sicilia e Reggio Emilia).
Devono passare altri tre anni perché inizi la stagione dei governi di centro-sinistra con nuovi protagonisti, Pietro Nenni e Ugo La Malfa. Il quadro politico cambio’, ma quello sociale necessitò inevitabilmente di ulteriore lungo tempo.
(Segue)
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