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giovedì 2 luglio 2026

Contessa Entellina si svuota

Non solo Contessa Entellina

Il Rapporto annuale Istat 2026 segnala inoltre

che sempre più donne laureate lasciano l’Italia


 Ogni anno decine di migliaia di giovani lasciano il paese Italia. Con la laurea in tasca. E tra chi parte, ci sono sempre più donne. Che Contessa Entellina si è svuotata da tempo non fa più notizia; tanto e’ vero che qui per gli anziani che restiamo vengono organizzate feste su più gusti; tanto si usano soldi pubblici! Ogni notizia in materia ormai, qui, a Contessa Entellina passa inosservata.

 Più rilevante, è pertanto attenzionata dai media, e’ la segnalazione ISTAT secondo cui ogni anno decine di migliaia di giovani lasciano il paese. Con la laurea in tasca. E tra chi parte, ci sono sempre più donne. I numeri sono stati fotografati dal Rapporto annuale Istat 2026: nel 2024 hanno lasciato l’Italia 25mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, a fronte di poco più di 4 mila rientri. Il Cnel ha tradotto questo esodo in una cifra impressionante: 160 miliardi di euro di capitale umano perso nell’ultimo decennio. Le ragioni non sono misteriose: gli stipendi italiani sono fermi in termini reali ai livelli del 1990, chi studia sa già, prima di cercare lavoro, che altrove sarà pagato meglio, riconosciuto prima, stabilizzato più in fretta.

 La quota di donne che si trasferiscono all’estero è cresciuta: oggi sono circa la metà. E tra le emigrate la quota di laureate supera quella maschile. C’è poco da stupirsi. È il risultato di un sistema che chiede alle donne di essere più brave e poi offre loro meno. Meno salario, meno carriera, meno spazio. 

  In un paese tra i più anziani al mondo, le strutture accademiche, produttive e istituzionali riflettono ancora chi le ha costruite e chi le occupa. Per una giovane donna, lo spazio è spesso quello che rimane. 

 Chi non vuole aspettare, parte. Un report dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro misura: le donne occupate dedicano al lavoro domestico e di cura non retribuito oltre due ore al giorno, contro poco più di mezz’ora degli uomini. Non è un dato di natura, ma l’esito di un welfare che scarica sulla famiglia e dentro la famiglia, sulle donne ciò che altrove è affidato ai servizi pubblici. Congedi di paternità residuali, asili nido insufficienti, carriere femminili che rallentano con la nascita dei figli mentre quelle maschili, spesso, accelerano.

 Chi lascia l’Italia non cerca un paese diverso. Cerca un sistema che non chieda di scegliere tra vita professionale e vita personale, una scelta che agli uomini, per lo più, non viene posta. Cerca un contesto in cui essere presa sul serio: senza battute sull’aspetto, senza paternalismo, senza dover dimostrare il doppio per ottenere la metà. Difficile trovarlo in un paese in cui il dibattito pubblico è avvitato sulla nostalgia del passato, il sessismo resta costume accettato e la parità continua a essere trattata come un’agenda sospetta.
Il problema non è soltanto attrarre chi è partita. È costruire un paese in cui valga la pena restare.


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