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venerdì 3 luglio 2026

La Letteratura (29)

Dalla cultura medievale a …

Dopo la nascita delle prime 
università medievali (come 
Bologna nel 1088 e Parigi) , 
il sistema di istruzione 
superiore conobbe una 
rapida espansione in 
Europa e una profonda 
evoluzione istituzionale 
che gettò le basi per 
l'università moderna.





Il prestigio acquisito dalle istituzioni universitarie non mancò di suscitare l'attenzione e anche la preoccupazione dei due poteri che, nel mondo del XIll secolo, miravano a controllare le istituzioni intellettuali e gli uomini che vi operavano: le monarchie, nei Paesi dove affermarono la loro egemonia, e la Sede romana. Però l'iniziativa pontificia, forte del richiamo al valore universale della christianitas e della tradizione che attribuiva agli intellettuali un certo carattere "clericale", riuscì a prevalere. Filippo Il Augusto, re di Francia, riconobbe, sino dal 1200, l'universitas studiorum parigina, destinata a diventare la massima istituzione accademica europea; ma i suoi statuti furono approvati da Innocenzo III che li fece compilare, nel 1215, dal proprio legato Roberto di Courçon. Non solo: benché le università tendessero ad articolarsi nelle quattro distinte facoltà delle "arti", di medicina, di giurisprudenza e di teologia, fu particolare preoccupazione della Chiesa di riaffermare sempre la preminenza della "scienza sacra" nell'ordine del sapere. Di fronte alla crisi aperta da esperienze intellettuali così sconvolgenti occorreva, insomma, ristabilire una gerarchia di valori e di "autorità" che non poteva essere sovvertita. Però fu chiaro agli stessi teologi che occorreva rinnovare profondamente, nei concetti e nei metodi, la loro disciplina, e operare nuove scelte ed elaborazioni teoriche che definissero con chiarezza i rapporti tra la "scienza sacra" e la filosofia e permettessero, d'altra parte, di trasformare la maestosa "enciclopedia" aristotelica nel fondamento scientifico di una cultura ancora culminante nella fede e nella rivelazione cristiana.

A svolgere questa missione intellettuale furono chiamati, soprattutto, gli ordini mendicanti, nati per offrire una nuova risposta all'esigenza di vivere il messaggio cristiano in piena conformità con la parola evangelica, ma anche alla necessità di affrontare il difficile dialogo della Chiesa con una reatà mondana già così lontana dai modi di vivere e dall'assetto sociale dell'Europa altomedievale. Queste istituzioni, e, in particolare, i frati minori francescani e i frati predicatori domenicani, si dimostrarono subito straordinariamente capaci di operare in queste diverse condizioni storiche, con un'indubbia duttilità che permise loro d'integrarsi in un "tessuto" sociale già assai più complesso e di operare il rinnovamento intellettuale della Chiesa ormai imposto dai tempi. Formati da religiosi che si spostavano, con singolare mobilità, nel più diversi ambienti, nelle scuole e nelle corti, tra dotti e popolani, tra ricchi mercanti e la plebe più povera delle città e dei contadi, gli ordini mendicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di dicanti compresero che era necessario misurarsi con il crescente prestigio di una cultura estranea alla tradizione cristiana, ma assai funzionale agli sviluppi della vita economica, sociale e politica, per tentare di ricondurla sotto la "disciplina" e le finalità della Chiesa. Va detto subito che essi operarono con propositi e metodi assai diversi.


(Segue)

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