Ci fu un tempo in cui la politica era cosa seria.
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| I populisti, che in Italia conosciamo ed abbiamo pure conosciuto nella fase di governo, riducono la politica a uno scontro binario e moralistico. Da un lato c'è il "popolo puro" e dall'altro l'"élite corrotta" (o la casta). Il potere si concentra nella figura di un unico leader. Egli si presenta come l'unico e vero interprete della volontà generale. I populisti scavalcano o indeboliscono i partiti tradizionali, i sindacati e i media indipendenti. Prediligono un rapporto verticale e immediato con la base, spesso supportato dai social network. Vi è una profonda insofferenza verso i contrappesi costituzionali, i controlli della magistratura e le tutele per le minoranze, considerati come ostacoli burocratici alla reale volontà del popolo. |
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I politicanti del terzo millennio pare che non leggano mai un libro, non riflettono e quindi non programmano.
Si esprimono con espressioni usa e getta, non hanno visione alcuna sul domani e di fatto non progettano, ma cercano spazio e prima fila in ogni opportunità.
Per i populisti/politicanti non esistono problemi complessi, per gli ignoranti audaci esistono soluzioni facili da attuare e da spiegare alla base di riferimento, qui e ora, annullando qualsiasi scansione intermedia dell’arte della politica, che implicherebbe studio della questione, successiva riflessione e finale deliberazione.
Da una parte, come e’ facile cogliere, c’è la ragione, dall’altra le passioni: cosa sia più facile stimolare in tempi di vacche magre e di scarso welfare lo cogliamo nella svolta sovranista e populista sempre più espansa in Europa e in America.
Forse ancora non siamo all’ultima svolta, forse non ancora alla più pericolosa. In questa fase ci spiegano che, in nome delle esigenze della tecnica, vanno negati il bilanciamento democratico dei poteri e la sostanza stessa della democrazia liberale.
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Quanto sta accadendo è transumano e, dunque, ostile all’umana dignità.
Abbastanza da avere attirato l’attenzione di Leone XIV nella sua potente enciclica.
Non è detto che stiamo nuovamente cadendo nel buio pre-illuminista.
Ma per liberare i cittadini dalle balle continue occorre che chi si occupa di politica restauri con essi un rapporto di fiducia.
Rocard (ex primo ministro francese, storico dirigente socialista) sosteneva nel famoso «discorso del pianerottolo» che per salvare una banlieu (=sobborgo) bisognasse iniziare riparando le cassette delle lettere. Può sembrare minimalismo, forse è sano riformismo.

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