| Vivere significa partecipare, non essere estranei alla polis Gramsci sostiene che le tragedie avvengono non solo per volontà dei pochi, ma perché la massa abdica alla propria volontà. Gramsci definisce l'indifferenza come il "peso morto della storia" e un atto di vigliaccheria che permette a pochi di determinare il destino collettivo, sostenendo che "vivere significa essere partigiani" |
Per leggere la prima pagina di riflessioni su ciò che intendiamo perseguire col concetto di società degli indifferenti, pigiare sopra.
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In tanti parlano di una società, la nostra, che avrebbe perso i “valori”, i valori di una volta e non riesce, o comunque non è ancora in grado di stabilire nuove regole, o come dicono taluni, nuove geometrie sul domani perché non in condizione di stabilire nuove metodiche all’interno del nuovo modello di vita e della nuova città dell’uomo, che comunque si profila anche in assenza degli antichi ed eterni valori. In questo contesto è la società, tutti noi che viviamo nella più profonda assenza di iniziative personali e di progetti in comune. Pare di capire che i contraccolpi della nuova società o forse il trapasso da un tipo di società ad un’altra abbiano reso inerti, inservibili i vecchi poteri sia individuali che quelli sociali.
Certamente esistono le antiche istituzioni, come le chiese, forse alcune Università, che perseverano nel sollecitare le riprese e le spinte. Ma ai nostri giorni ciò che manca è la riscossa prima di tutto di tipo personale e poi nei ruoli collegiali.
Certi libri di autorevoli personaggi arrivano a sostenere che l’uomo del terzo millennio si muove in un deserto dove tutte le voci si spengono prima di arrivare dove dovrebbero e/o comunque quando arrivano non hanno forza di convincere. L’uomo che vive il modello di società che stiamo attraversando è rinunciatario e sconta questo “vuoto” del modello di società che stiamo vivendo.
Per tornare a vivere bene nel contesto vivo della società la politica dovrebbe tornare a svolgere il suo ruolo di indirizzo che da parecchi decenni non assolve più. Perché una società, una comunità torni a vivere (in ottica sociale) serve il sapere reagire al seguito di nitide linee socio/politiche. Ma ai nostri giorni siamo al punto che pure chi non ha alcuna bandiera, o, come ci capita persino di venire a conoscenza, chi e’ capace nel lasso della vicenda pubblica di brandire più bandiere, divaricanti idealità l’una in contrasto con l’altra, lo ritroviamo classe dirigente e pretende sempre di trovarsi nel giusto.
Ed in contesti simili (su più livelli della società ) la gente preferisce non volere … piuttosto che volere partecipare. Ed ovviamente sbaglia.
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