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domenica 5 aprile 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Pasqua è celebrata universalmente
come potente simbolo di rinascita,
speranza e pace, offrendo un
messaggio di riconciliazione
e fratellanza che supera i confini
religiosi. In un mondo segnato
da conflitti, essa invita alla
 riflessione, alla distensione e
alla costruzione di un futuro
migliore.

Pasqua! Un periodo storico quello che stiamo vivendo particolarmente drammatico non solamente per una o due aree delimitate del nostro mondo (Ucraina, Medio Oriente). Il momento è drammatico perché le grandi potenze non sono rette da uomini saggi, ma guidate palesemente da personaggi “egocentrici” che operano non nell’interesse dell’umanità ma per la loro personale sopravvivenza politica.

 Sia in Ucraina che in Medio Oriente si combatte e si tiene il mondo con il fiato sospeso per far prevalere la “prepotenza” e approfittando sia da parte di Putin con gli ucraini che da parte di Trump (e Methaniyau) con i palestinesi, e più recentemente con gli iraniani, per far pesare la presunta superiorità militare. 

 Certo, tutti sappiamo che ogni tragedia che sfocia in guerre mette in luce radici profonde di secolari inimicizie, che hanno in passato segnato il destino dei popoli. E però viviamo nel terzo millennio ed esistono, se li si vuole praticare, mille percorsi di dialogo possibili. 

  Tenuto conto dell’odierna ricorrenza della “Pasqua” non possiamo non ricordare, ripercorrendo la Storia, che tutti i popoli coinvolti nella guerra in Medio Oriente o in Ucraina si rifanno ad un unico Dio, il Dio di Israele, il Dio della Bibbia, e allo stesso Dio unico dei cristiani e dei musulmani.

 Leggiamo sui giornali che da settimane si provano dialoghi e tentativi di comprensione. E però, riteniamo noi, che se non vengono meno le pretese di supremazia di un popolo sull’altro, continueranno a prevalere le volontà che sanno di disumanità e lontananza dalla buona convivenza dei Trump e dei Putin (e  dei Methanyau) nonostante la Pasqua rechi in sé messaggi per tutti gli uomini  di libertà dalla schiavitu’ e di pace. Auspichiamo pertanto che possano aprirsi valichi di dialogo e di comprensione reciproca fra il popolo di Israele e il popolo della Palestina.

Buona Pasqua 2026 

ai lettori del blog.

La religione dei cristiani:

Religione rivelata, religione storica

Il cristianesimo è una religione «rivelata». Ha cominciato a vivere in un preciso momento storico. Nasce infatti, sul tronco del giudaismo, per opera di Gesù di Nazaret, nella Palestina ormai greco-romana, verso l'anno 30 della nostra era. Per quanto gli studiosi del Nuovo Testamento discutano se Gesù volesse veramente fondare una nuova religione e istituire per questo la chiesa, il Cristianesimo è una religione «fondata» e il suo fondatore è Gesù di Nazaret.


Ma Gesù, come è noto, non ha scritto nulla. Sono stati dopo la sua morte i discepoli che lo avevano seguito durante la sua vicenda terrena e ne avevano ascoltato la predicazione a raccoglierne l'insegnamento e a raccontarne la vita, ponendo le basi di quelli che sarebbero diventati i Vangeli canonici. Ed è stato un giudeo, anzi un fariseo, che non lo aveva conosciuto, ma è rimasto folgorato da una sua apparizione sulla via di Damasco, Paolo di Tarso, a esprimere nella maniera teologicamente più profonda nelle sue lettere quello che era per lui il valore salvifico della morte e risurrezione di Gesù.


Sono perciò i quattro vangeli e le lettere di Paolo, con i testi che altri discepoli hanno scritto in questo primo periodo della storia del cristianesimo ad ammaestramento dei fedeli, a costituire la base della religione cristiana e la prima fonte per la sua conoscenza.

Ma insieme con questi testi, che già a partire dalla fine del Il secolo costituiranno il Nuovo Testamento, e cioè - insieme con l'Antico Testamento - la norma, il «canone», della nuova religione, lo storico deve utilizzare ogni testimonianza, letteraria o archeologica, religiosa o profana, che possa gettar luce sulle origini del cristianesimo. Che naturalmente ha continuato a vivere e a svilupparsi anche dopo la scomparsa della generazione apostolica, per opera soprattutto di quegli scrittori ecclesiastici che si è soliti chiamare i Padri della chiesa. È perciò alla loro testimonianza e alla loro riflessione che bisogna evidentemente far ricorso particolare per conoscere gli sviluppi ulteriori della religione cristiana nei primi secoli della sua vita.

 I primi tre secoli costituiscono il periodo delle origini della religione cristiana e della formazione della chiesa, in un contesto storico (l'impero romano) sostanzialmente ostile. Con l'ascesa di Costantino al trono imperiale questo contesto si modifica in maniera radicale. A partire dal 313, sia pure con qualche interruzione (Giuliano l'Apostata), l'impero romano non soltanto tollera ma favorisce la religione cristiana (che nel 380, con Teodosio I, diventerà addirittura la religione ufficiale dell'impero). E nel 325, proprio con l'aiuto determinante dell'imperatore, la chiesa può dare a Nicea, nel suo primo concilio ecumenico, cioè universale, una soluzione almeno provvisoria a quello che da quasi tre secoli era il suo problema dottrinale più delicato: la divinità di Gesù e il suo rapporto col Padre.

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