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domenica 19 aprile 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”

Al di là dei luoghi sacri della religione giudaica, acquistano importanza per i primi cristiani altri luoghi.

Innanzitutto la casa (oij-ko", oljkiva) privata, la casa di semplici fedeli. E' un fatto abituale che il rito dello spezzare il pane sia compiuto nelle case dei fedeli (2,46), ma anche l'insegnamento e l'evangelizzazione (5,42; 20,21). La discesa dello Spirito a pentecoste avviene in una casa (2,2). E' presupposto che si tratti di una casa, quando si parla di "una sala superiore" (to; uJperw/~on): qui vanno direttamente gli apostoli, quando tornano a Gerusalemme dopo l'ascensione (1,13); qui Pietro risuscita la vedova Tabità (9,37.39); qui, a Troade, i cristiani sono riuniti per spezzare il pane e ascoltare Paolo (20,8).

Talora l'abitazione è indicata in modo estremamente generico: è definito semplicemente "il luogo (tovpo") in cui erano radunati" quello dei credenti raccolti in preghiera (4,31). Caratteristica è l'espressione ejpi; to; aujtov ("nello stesso posto"): sottolinea che l'aspetto più importante è il fatto che i credenti siano riuniti insieme, non importa dove (cfr. 1,15; 2,1; 2,44.47). Non c'è più, infatti, per i cristiani un luogo privilegiato ed esclusivo.

In più casi sono menzionate case appartenenti a specifiche persone. A Damasco Paolo, dopo la chiamata, mentre è ancora cieco, alloggia a casa di Giuda (9,11). C'è, a Gerusalemme, la casa di Maria, madre di Giovanni Marco, cugino di Barnaba e per un certo tempo loro compagno nella missione: qui Pietro si reca quando viene miracolosamente liberato dal carcere e vi trova un buon numero di fratelli raccolti in preghiera (12,12). Ma l'apostolo ha occasione di essere ospitato anche in altre case. A Criaffa, in Giudea, soggiorna presso un tale Simone conciatore, la cui casa era sulla riva del mare, come viene ripetuto due volte (9,43; 10,6.32). Di lì verrà chiamato per andare nella casa del pagano Cornelio, a Cesarea (10,27; 11,12), fatto che creerà scandalo e gli sarà rimproverato (11,3: "Sei entrato in casa di uomini non circoncisi"). Donde si vede che talora andare in certe case non è un fatto neutro, ma assume un significato forte e provocatorio: Da questo punto di vista già la casa di Simone conciatore, in riva al mare, potrebbe non essere un particolare semplicemente pittoresco o realistico. Il fatto che questo anfitrione sia conciatore già fa pensare a una decisione anticonformista: "II mestiere di Simone, 'conciatore' - dice Fabris 54 - lo esponeva al disprezzo e sospetto di disonestà negli ambienti dei giudei integristi. Chi lo esercitava era di fatto escluso dalle cariche civili e religiose [forse perché ritenuto impuro, attraverso il contatto con cadaveri]. Pietro che accetta questa ospitalità 'inquinante' ha fatto una scelta liberale contro i tabù di separazione? Forse Luca vuole con questo particolare preparare il lettore al racconto successivo che affronta questo problema". Ma anche la posizione "in riva al mare" potrebbe avere una sfumatura simbolica: il mare, come si vedrà poi nell'episodio del viaggio verso Roma, diventa immagine del vasto e turbinoso mondo nel quale occorrerà pure portare la salvezza, oltrepassando i limitati recinti delle cerchie giudaiche e dei confini della Palestina.

Non va trascurato questo aspetto dell'essere ospitati: il verbo greco è xenivzesqai e ricorre spesso negli Atti: per Pietro, ospite di Simone, viene usato molte volte, con un'insistenza che non può essere casuale (10,6.18.32), ma viene poi anche usato per Paolo e i compagni, ospiti di un certo Mnàsone di Cipro, un cristiano, mentre vanno verso Gerusalemme (21,16), e in séguito, dopo il naufragio e lo sbarco a Malta, durante il viaggio verso Roma, ospiti per tre giorni del governatore dell'isola, Publio (28,7). A Roma Paolo abiterà e predicherà in una xeniva (28,23), ossia in una casa d'altri, presa in affitto (28,30). La condizione di "ospite" assume una valenza simbolica per un credente, che non è a casa sua in nessun luogo della terra. Vengono in mente gli accenni fatti da Stefano nel suo discorso ad Abramo, che non ebbe nessun possedimento stabile, alla sua discendenza, pellegrina in terra straniera, a Mosè, pure pellegrino nella terra di Madian (7,5.6.29).

Da questo punto di vista assume importanza anche la strada, il luogo per eccellenza dell'instabilità, del movimento, e perciò adatto alla missione. Molte volte, per interventi divini, i personaggi degli Atti sono mandati sulla strada.


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L’uomo e l’esperienza religiosa

Nel grande sistema delle religioni non è possibile sottovalutare, pur nel rispetto della ricchezza e della varietà dei culti, i grandi vettori rappresentati dalle religioni sovranazionali: il Cristianesimo, l’Induismo, l’Islam, le religioni cinesi e così via. I fenomeni di contaminazione sincretica, di proselitismo, di conversione, di arricchimento o impoverimento del patrimonio etnico-religioso dei popoli, hanno incessantemente rimodellato i confini in cui si sono via via affermate le esperienze religiose. Il rispetto e la considerazione per le specificità culturali e rituali  delle culture più periferiche legate ad ambiti spaziali circoscritti, non va disgiunto dalla consapevolezza dell’alto grado di elaborazione teologica  e intellettuale formatasi  nei più importanti centri geo-politici.


Nostro intento è cogliere centro e senso profondo.

(Segue)

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