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venerdì 24 aprile 2026

Contessa Entellina e la vicenda storica (7)

 Quando non sapevamo dei telefonini 

Kuntisa nel pre sisma
Contessa Entellina (Kuntisa in
arbëreshe) 
era un caratteristico
centro agricolo della Valle del
Belice, con un forte legame
con la cultura Arbëreshe
 (albanese) e un’economia
basata sul post latifondo.
Il paese era caratterizzato da
case contadine, spesso con
pavimenti in terra battuta,
che rispecchiavano le
condizioni di vita dell'epoca.












Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale e prima degli eventi sismici del gennaio 1968 come si comunicava a Contessa Entellina fra parenti, amici, conoscenti che abitavano gli uni nei pressi dello Spiazzo Greco e gli altri in Via Marsala? O fra chi abitava nella zona Giarruso e chi abitava nel quartiere Santa Rosalia?

 Come circolavano le informazioni 

nella realtà contadina di Contessa Entellina?

Ancora all’inizio della seconda metà del Novecento l’unica forma di comunicazione diretta, immediata, in tutte le realtà a prevalente economia contadina dell’Isola, e quindi di Contessa Entellina, erano i gruppi comunitari di “vicinato”. Questa circostanza riguardava sostanzialmente tutte le realtà paesane dell’interno della Sicilia. Per comunicare con il mondo esterno, oltre alla possibilità del telegramma da curare presso l’Ufficio Postale, si poteva fruire presso il  Bar di don Ciccio Schiró, nei pressi della piazza, del centralino telefonico.

All’interno dell’abitato erano centri di diffusione delle notizie le sedi dei partiti (avevano localmente sedi: la Dc, il PCI, il PSI, e per qualche tempo il PLI, il MSI e i cosiddetti Milazziani). Tutte, più o meno, situate nei pressi della piazza.   Erano pure luoghi di incontro e quindi di acquisizioni di notizie le Chiese dove giornalmente, sia al mattino che nelle ore serali, si svolgevano riti abbastanza frequentati dai parrocchiani. Tutte strutture e centri funzionali del territorio e di accrescimento sia di saperi che di fatti comunitari giornalieri..

Il quadro relazionale umano e paesano, sia pure a dimensione più articolata, non cambiava a Bisacquino o negli altri paesi prossimi. Va però colto che più era ristretta l’area comunitaria, tanto più alta era la velocità di circolazione delle notizie col “passa parola”, col face to face, che avveniva da vicolo a vicolo, o -sempre in quegli anni cinquanta- presso le fontane della Favara, di Canale, di Giarruso e le altre fontane pubbliche piazzate in più  zone del paese.

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  Sul mondo contadino, quello pre-sisma 1968, contiamo di doverci intrattenere per cogliere aspetti sociali, e sopratutto umani, di cui conserviamo più tratti del vivere di allora.

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