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venerdì 24 aprile 2026

Le sparate di Trump

 

Così Pedro Sánchez ha
risposto
 a Donald Trump:
“La posizione del governo
spagnolo si riassume in quattro
parole: 
No alla guerra. No al
fallimento del diritto internazionale.
No ad assumere che il mondo
possa risolvere i suoi problemi
a base di conflitti. No a ripetere
gli errori del passato”.









Il presidente medita vendette dentro la Nato: dopo la lista degli alleati «buoni» e «cattivi», spunta il progetto di espellere la Spagna— anche se il regolamento dell'alleanza non lo prevede.

Secondo le recenti critiche espresse da Donald Trump (aggiornate ad oggi, ma domani potrebbero essere altre e non più queste), le principali colpe della Spagna risiedono nel rifiuto di concedere l'uso delle basi militari (Rota e Morón) e dello spazio aereo per operazioni statunitensi in Iran. Trump ha definito il comportamento del premier Pedro Sánchez inaccettabile, minacciando di interrompere i rapporti commerciali.  

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha risposto difendendo la linea del suo governo, definendola un fermo "no alla guerra" e richiamando la necessità di agire nel quadro del diritto internazionale.

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Questa è soltanto una delle ultime uscite di un presidente che ha fatto della provocazione e della volgarità gli elementi chiave della sua leadership e del suo consenso: perché l’insulto, la semplificazione estrema e il rifiuto del linguaggio istituzionale sono elementi strutturali di un modello comunicativo anti sistema, che rompe deliberatamente con il decoro e le convenzioni del linguaggio politico tradizionale. Nei giorni scorsi Trump ha attaccato il Papa, Zelensky ed altri personaggi della scena mondiale.

La risposta spagnola è stata di un richiamo al diritto internazionale e di rifiuto a farsi coinvolgere in dibattiti da cortile.

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