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martedì 28 aprile 2026

L’Italia, l’austerità e il debito pubblico


Il nuovo 
Patto di Stabilità
e Crescita
 (PSC) 2024
 
impone
vincoli più stringenti dal
2025-2027,
con un piano di rientro dal
deficit (atteso al 3,1% nel
2025,
poi calo) e riduzione del debito,
 minacciando di limitare gli
investimenti pubblici in Italia e
imporre tagli strutturali o nuove
tasse.


Sebbene il nuovo patto offra
percorsi più personalizzati, le
regole rimangono focalizzate
sul controllo della spesa
primaria netta, limitando la
spesa pubblica nazionale.









Dal 2025 le regole di contabilità pubblica che i Paesi europei devono soddisfare, in ossequio al patto di Stabilità prevedono questa disciplina:

== a  contare non è il deficit, cioè la differenza fra spese ed entrate fiscali, ma ad essere sotto osservazione è la spesa complessiva;

== ciascun Paese dell’Unione si impegna ad un sentiero di spesa, e su questo verrà valutato.

== se a causa della recessione economica, le entrate calino e il deficit quindi aumenti, si valuta: se quel deficit è solo colpa della recessione che ha ridotto le entrate e tuttavia le spese sono rimaste sulla traiettoria prevista, non c’è alcuna infrazione e quel deficit non deve essere corretto. 

== se invece è cresciuta la spesa pubblica più della previsione di bilancio, il Paese, in questo caso l’Italia, è tenuto a ridurla: non immediatamente, come accadeva in passato, ma nell’arco di alcuni anni.

== Nello scorso anno il deficit (3,1 anziché 3 per cento) è conseguito da un aumento delle spese, ma -attenzione- non spese del 2025, bensì spese di anni precedenti, contabilizzate solo nel 2025: e si tratta per lo più di ritardati pagamenti di superbonus edilizi. 

==Non trattandosi di alcun aumento imprevisto delle spese, quel deficit, che scomparirà l’anno prossimo, non deve essere tagliato dalle regole del Patto di Stabilità.

E’ chiaro che si tratta di questioni contabili, non economiche, e in quanto tali non influiscono sul corso del sistema economico.

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