Persino Crosetto dice
no alla sudditanza
| La percezione di Donald Trump come una figura pericolosa per l'umanità è un tema dibattuto, con diverse prospettive che evidenziano rischi legati al suo stile di leadership e alle sue politiche. 1) è spesso descritto come un leader impulsivo e imprevedibile, capace di agire d'istinto senza freni istituzionali, il che crea incertezza a livello globale. 2) La sua strategia mira a smantellare i principi della politica internazionale degli ultimi 80 anni, opponendosi al multilateralismo (ONU, UE) e favorendo un approccio che minaccia l'ordine globale. 3) Diverse organizzazioni, tra cui Amnesty International, hanno espresso preoccupazione per il rispetto dei diritti umani durante il suo mandato, segnalando potenziali violazioni. Alcuni commentatori parlano di un "delirio di onnipotenza" che ignora il diritto internazionale. |
1) ha posto il mondo sull’orlo della guerra mondiale, ha prodotto la crisi del petrolio, ha ridotto a pezzi il diritto internazionale.
2) ha risvegliato i popoli del pianeta, con piazze che tornano a riempirsi come non si vedeva da anni di giovani che partecipano, con intellettuali e artisti che si mobilitano, con le stesse chiese cattoliche, protestanti ed ortodosse che si schierano. Trump è stato capace di mobilitare con sfilate e cortei di gente di ogni razza e colore preoccupata per un mondo senza pace, per il massacro politico degli ideali americani più autentici e un tempo universali, per i diritti civili calpestati. La gente si mobilita negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Italia, dove sarebbe anche utile una grande riflessione collettiva.
3) i governi «alleati» e «amici» degli Stati Uniti — in testa il Canada e la Spagna, ma non solo loro — condannano la politica della Casa Bianca. Il Canada sta mettendo in pratica misure per diluire la dipendenza economica e politica dal vicino. La Spagna ha espresso pesanti reazioni sul piano diplomatico. Alcuni Paesi hanno vietato il sorvolo dei caccia americani.
4) Con maggiore o minore timore reverenziale, pur senza mettere in discussione lo storico legame con gli Usa, si avverte la generale presa di coscienza — in Francia, in Germania e persino nel governo di centro-destra italiano, come nella vicenda di Sigonella e nelle ultime dichiarazioni del ministro Crosetto — che la sudditanza agli USA può rivelarsi una catastrofe, mentre la critica potrebbe a breve o a medio termine rivelarsi salutare per gli stessi americani.
5) Le piazze gremite di giovani negli Stati Uniti si riverberano a Roma, Parigi, Berlino, come se il «pendolo» dei valori democratici avesse ricominciato a oscillare dalla parte giusta. Tutti ci auguriamo il decollo di una politica europea di difesa comune. Oggi Trump offre l’autonomia alla politica autonoma europea su un piatto d’argento, salvo pretendere con minacce e ricatti di continuare ad usare basi militari, come ha fatto per bombardare l’Iran.
6) Putin, i russi, festeggiano e ringraziano Trump per aver posto in un angolo Zelensky.
7) Forse, la crisi di Hormuz, creata dagli USA, obbliga il mondo a ripensare, come già dopo la crisi degli anni Settanta, un modello di sviluppo dipendente da fonti energetiche primarie — gas e petrolio.
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