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giovedì 2 aprile 2026

Non solo “la famiglia nel bosco”

 

Grande clamore i media mostrano per la vicenda della “famiglia nel bosco”. Danno la sensazione di avere scoperto una realtà sconosciuta agli italiani, specialmente ai meridionali. La realtà sociale e demografica dell’Italia invece ci dice che la metà degli italiani vivono in comunità medie o addirittura piccole (e come nel caso di Contessa Entellina, abbondantemente disabitate). Vivere nei piccoli centri, o in campagna a due/tre/quattro chilometri da un piccolo centro abitato non significa affatto che si intende vivere da eremiti o che si intende condurre esclusivamente una vita da contadini. E però nessuno alla RAI spiega che vivere nei piccoli centri rurali o in aperta campagna non riguarda poche decine di persone, ma milioni di italiani. Secondo l’ISTAT, nei comuni italiani fino a 5mila abitanti, i residenti nel 2024 erano il 16,4% della popolazione mentre in quelli medio-piccoli (dai 5mila ai 50mila abitanti) lo stesso anno si contava circa il 50% degli italiani. 

   Si tratta di zone montane, dalle Alpi agli Appennini e delle aree interne della Sicilia, ad aver registrato tra il 2019 e il 2023 un incremento significativo, di quasi 100mila nuovi abitanti, stando a quanto leggiamo sul Rapporto Montagne Italia 2025, realizzato da Uncem nell’ambito del Progetto ITALIAE. Ovviamente  in queste realtà tantissimi servizi, anche per incompetenza delle amministrazioni civiche, sono carenti o assenti, ma non significa che manchi la “civiltà” o la sensazione di vivere nel terzo millennio dell’era cristiana.

     Fra le ragioni per cui si preferisce la quiete rispetto al caos cittadino: «Ci sono tanti giovani che riprendono l’attività agroalimentare ma c’è anche chi vuole fuggire dal riscaldamento globale che nelle metropoli è sempre più evidente e insopportabile». C’è anche la possibilità, e risulta pure nella nostra Contessa Entellina,  di lavorare in smart working, grande vantaggio che rende possibile poter vivere in aree tranquille senza restare isolati dal mondo. Tutto questo è fattibile auspicando che esistano buone connessioni per il tele-lavoro anche in mezzo alle aree dove le amministrazioni civiche non sempre sono sensibili ai bisogni. 

   In una realtà come Contessa Entellina è ovvio che mancano tante infrastrutture e servizi adeguati. Da noi fatichiamo a vedere tanti servizi, come l’istruzione scolastica superiore e l’assistenza sanitaria specialistica. Su questo fronte la qualità della vita dipende strettamente dalla connessione stradale con i centri come Sciacca o Palermo o Corleone. E comunque la sostenibilità passa per la tecnologia. Vivere nella natura incontaminata non è fantascienza. Basta volerlo.

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