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martedì 21 aprile 2026

Avvenne il 21 Aprile

 1786 

Sicilia nostra


Il viceré borbonico principe di Caramanico fa approvare dal Parlamento siciliano il progetto del  nuovo Catasto, su cui era caduto il suo predecessore, il marchese Caracciolo di Villamaina.

I tentativi di riforma fiscale promossi dal Principe di Caramanico, viceré in Sicilia tra il 1786 e il 1795, puntavano a istituire un catasto moderno per superare il sistema feudale, ma incontrarono forti resistenze baronali. Sebbene il periodo sia cruciale per le riforme illuminate, il vero catasto fondiario borbonico cartografico fu realizzato successivamente, tra il 1837 e il 1853. Egli provò più volte di riformare il sistema fiscale siciliano, puntando a colpire i privilegi feudali e a imporre una tassazione più equa tramite il nuovo catasto. Per questo fine affidò a Francesco Paolo Di Blasi il riordino delle Prammatiche del Regno (leggi del regno) per limitare gli abusi feudali, base necessaria per la riforma catastalè.

L'opera vera e propria fu realizzata principalmente tra il 1837 e il 1853. Consiste in 427 carte, inclusi disegni di territori comunali e piante urbane, con l'incarico speciale affidato al Marchese Vincenzo Mortillaro di Villarena. Serviva a determinare la contribuzione fondiaria definitiva, superando i vecchi donativi (tasse forfettarie).
Le mappe del catasto borbonico dell'Ottocento sono consultabili presso l'Archivio di Stato di Palermo, e risultano essere di grande interesse storico, anche per chi ama la Storia della nostra Contessa Entellina.

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