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martedì 14 aprile 2026

Nel mondo

Il post, sopratutto quello con la
foto 2, è stato, cancellato
dopo poche ore a causa
 delle forti critiche ricevute non
solo dagli oppositori, ma anche
dalla sua stessa base elettorale
cristiana ed evangelica, che ha
definito l'immagine n. 2  
"blasfema".

 Qualcosa va fatta

Preoccupa la mancanza di freni inibitori nelle  uscite di Trump, che da qualche tempo hanno subito sia una accelerazione che un deciso peggioramento nella ricerca di iperboli («riporteremo quei figli di puttana all’età della pietra, cancelleremo la loro civiltà», ha detto riferendosi agli iraniani). 

Le uscite sono ormai talmente tante da consentire l’identificazione di categorie provocatorie diverse. Da sempre la funzione presidenziale, sia da uomini democratici che repubblicani, è  stata esercitata con distacco, moderazione (magari ipocrisia) ma mai sopra le righe.

Ormai il tratto provocatorio in Trump ha raggiunto vette del tutto inaspettate, già evidente da alcuni mesi: quel suo atteggiamento volgare, aggressivo, inusuale che una volta faceva presa su una buona parte dell’opinione pubblica, oggi ovviamente non funziona più e non può più funzionare. Gli ultimi sondaggi  dicono che il 61% degli americani ritiene che Trump sia diventato più imprevedibile con l’età; soltanto il 45% afferma che sia «mentalmente lucido», contro il 54% del 2023.

Dopo la lite a distanza di domenica con Papa Leone, ha messo su Internet una sua immagine nella quale si paragona a Gesù Cristo che compie il miracolo sui malati. Una immagine esilarante per i più, ma non per Trump, anche se poi l’ha tolta dal suo profilo social affermando che pensava fosse l’immagine di un dottore, visto che lui stesso «fa del gran bene a tutti».

Cominciano ad arrivare le prime reazioni negative dal suo stesso contesto politico: l'ex deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene, ha recentemente rotto con Trump ed ha invocato l'uso del 25esimo emendamento che prevede l’esonero di un Presidente per sopravvenute incapacità, definendo la sua retorica contro l’Iran «non una minaccia vigorosa, ma pura follia». Alex Jones, fondatore di Infowars, teorico della cospirazione: «Farfuglia e sembra che il cervello non funzioni molto» ha detto. Candace Owens con milioni di followers lo ha definito «un pazzo genocida». Sono tutti nomi che gli sono stati vicini, intimi.
 

All’interno del Partito Repubblicano, quello di Trump, alcune crepe cominciano a manifestarsi nel momento in cui si mette in gioco il loro stesso futuro politico e la loro stessa credibilità. Tempo fa, prima ancora di alcune delle recenti manifestazioni eccessive, già 200 terapisti avevano firmato una lettera esprimendo preoccupazione per un disturbo antisociale di Trump.

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