| L’economia siciliana all'alba della modernità (XV-XVI secolo) si trova in una posizione strategica nel Mediterraneo, vivendo una fase complessa che interseca la dominazione spagnola, le prime trasformazioni capitalistiche e l'impatto della scoperta dell'America, che iniziò a spostare il baricentro commerciale verso l'Atlantico. La Sicilia non era una regione isolata, ma integrata in una rete commerciale mediterranea, agendo come "Sicilia aperta”. Certo, l'economia era fortemente basata sull'agricoltura, in particolare sulla produzione di grano, altri cereali, olio vino, con un sistema feudale che caratterizzava la struttura sociale ed economica. La dominazione spagnola ha introdotto modelli culturali e di consumo europei, caratterizzati da lusso e formalismo, che hanno anche influenzato la gestione economica locale. Oltre all'agricoltura, esisteva un ceto mercantile attivo e una mobilità di uomini e idee che ha caratterizzato la Sicilia tra il XV e il XVII secolo. |
Va dato atto che gli archivi siciliani sono fra i più organizzati ed i più ricchi di documentazioni dell’intera Europa. La realtà normanna, angioina e aragonese sono state fra le prime realtà regie a imporre la conservazione delle scritture e le registrazioni non solo, o non tanto, per la memoria storica degli atti decisi, ma per il miglior funzionamento, diremmo oggi, della macchina burocratica pubblica di allora.
In Sicilia disponiamo, almeno al livello centrale-regionale (non così al livello territoriale comunale), degli atti dei censimenti, dei catasti, dei registri contabili, e degli atti (provvedimenti) di governo e di amministrazione. Frutto, sottolineano gli storici, della struttura accentrata delle monarchie medievali iniziate, appunto, con i normanni e proseguite via via fino agli Aragonesi, sugli schemi centralmente imposti. Tanti flussi informativi dalle realtà periferiche dell’Isola confluivano, a cominciare coi normanni, verso la capitale e altri flussi dalla capitale fluivano verso le periferie sia feudali che demaniali. Esistono inevitabilmente divergenze, comprensibili in un periodo storico, quello medievale, caratterizzato dalle distanze, dai mezzi di comunicazioni del tempo e dalle ambizioni feudali di periferia rispetto alla corte regia di prontamente adeguarsi alle disposizioni regie. Si era nel Medio Evo e poi a seguire in una Modernita’ che nella periferia siciliana quasi inesorabilmente tardava a seguire il passo e ad avanzare.
Noi punteremo su queste pagine (come già preannunciato) ad inquadrare -inizialmente- la realtà istituzionale/baronale della periferia siciliana, dalla metà del quindicesimo secolo in poi (fino a dove riusciremo…), ossia dal periodo storico di insediamento sulla baronia dei Cardona, a Calatamauro, in poi degli arbereshe. In altri termini dal tempo in cui nella parte orientale dell’Europa crollava l’Impero Romano d’Oriente e dal tempo in cui nella parte occidentale si viveva (relativamente ai tempi) una fase di espansione socio-economica che si protrarrà per un secolo circa, con un significativo incremento demografico e un altrettanto aumento della produzione agricola e manifatturiera. Era quello il tempo, in ottica economica, della fase espansiva dell’Occidente europeo che trovava stimolo in seguito all’arrivo dei primi (e successivi) quantitativi di metalli preziosi dal Nuovo Continente Americano.
All’inizio del sedicesimo secolo (1500) la produzione di grano e la coltivazione della terra in Sicilia venne, in relazione ai tempi, attenzionata e meglio curata dalla monarchia e dall’insieme dei baroni sui rispettivi domini.
(Segue)
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