La novità del Novecento.
La cultura politica nel primo dopoguerra (1919-1939, periodo interbellico) è stata profondamente segnata dalla crisi del liberalismo classico e dalla “brutalizzazione della politica, fenomeno che ha visto l'ascesa di regimi autoritari, ideologie di massa e una profonda revisione dei valori democratici europei. |
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All’alba del Novecento le ideologie in campo politico progressiste erano tre: il nazionalismo, il liberalismo e il socialismo.
-La prima tendenza affermava il principio di autodeterminazione dei popoli (definiti come tali da una storia, una patria o una cultura comune, o piuttosto da tutti questi elementi messi assieme) e rappresentava un pericolo per la dominazione di tipo imperiale o coloniale.
-La seconda corrente di pensiero, proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, era una minaccia per i precetti e la prassi dell'assolutismo, nonché, secondo alcuni, per l'imperialismo.
-Il terzo orientamento propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una "comunità" o "comune", si opponeva alle prime due ideologie: secondo i socialisti, infatti, il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo settecentesco, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni del XVII secolo.
=Principio base del nazionalismo era l'autenticità, da ricercarsi nella lingua, nelle tradizioni e nel coraggio della gente comune, e soprattutto delle popolazioni non ancora inglobate in quella che i commentatori settecenteschi avevano definito nuova "società commerciale".
= I liberali perseguivano gli ideali d'indipendenza individuale e di libertà di giudizio, che si esprimevano al meglio proprio nell'ambito della società commerciale. I mezzi d'elezione per divulgare tali convinzioni divennero le opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull'oppressione, e forme d'arte caratterizzate da un più spiccato realismo.
=Il socialismo, invece, si prefiggeva il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti dalla società commerciale. La letteratura ispirata a questi ideali profetizzava un futuro più totalizzante, frutto di processi evolutivi oppure di drastiche rivoluzioni. L’arte socialista era orientata verso il realismo, ma, a differenza di quella liberale, si rivolgeva di preferenza alla gente comune.
Esistevano comunque elementi di convergenza. Vi erano nazionalisti di orientamento liberale e altri di stampo conservatore; alcuni liberali vedevano il socialismo come un'evoluzione del liberalismo, e certi socialisti condividevano l'importanza che il liberalismo attribuiva al progresso economico.
Le compenetrazioni fra le varie posizioni ideologiche mutarono durante la Prima Guerra Mondiale e nel periodo successivo. L'Internazionale socialista si dissolse all'inizio del conflitto e i bolscevichi russi non riuscirono, alla fine della guerra, a mobilitare quella rivoluzione su scala europea che nel loro intento avrebbe affrancato dal dominio imperialistico i "popoli dell'Est", secondo i dettami di Lenin. I socialisti furono pertanto costretti ad abbandonare momentaneamente le aspirazioni internazionaliste e a concentrarsi sulla promozione del socialismo in una nazione alla volta, trovando degli alleati proprio nei tanto disprezzati nazionalisti. Da parte loro, i liberali si ritrovarono scoraggiati dalla rivoluzione bolscevica in Russia e dalla condizione di maggiore fragilità in cui versava ora l'intera economia mondiale. Era un periodo che richiedeva ripensamenti da parte di tutti.
A uscire rinfrancati dalla guerra furono i nuovi movimenti indipendentisti delle colonie asiatiche e africane, che trassero coraggio dal crollo degli imperi austro-ungarico e ottomano e dalla conseguente realizzazione delle ambizioni nazionalistiche in Europa centro-orientale, nonché dalla ferma opposizione statunitense alle potenze imperiali appartenenti allo schieramento vittorioso, intenzionate a spartirsi e ricolonizzare i territori tedeschi e ottomani in Africa e in Medio Oriente.
In India e nel Sud-est asiatico, in Cina dopo la fine del dominio coloniale nel 1911, i movimenti anticoloniali adottarono principi d'ispirazione sia nazionalista, sia socialista. Nel mondo arabo, l'Islam fu posto a base di un'identità nazionale, fornendo un quadro di riferimento morale e costituzionale per lo sviluppo di un nazionalismo con basi territoriali più ampie.
Gli intellettuali del Sud America non subirono le sconvolgenti conseguenze del conflitto mondiale, e rimasero ancorati, insieme al Messico (teatro di una lunga rivoluzione influenzata dai principi del socialismo agrario) alla dialettica ottocentesca fra il concetto di libertà vigente nel mondo antico e il concetto di libertà del mondo moderno.
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