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mercoledì 25 marzo 2026

Alla ricerca delle radici

Nella Sicilia tra il XVI e il XIX 
secolo, le "terre" erano centri 
abitati feudali, spesso feudi 
baronali o principati, che
fungevano da fulcro
amministrativo 
ed economico
nel contesto del latifondo.
Caratterizzate dalla presenza
di un 
baglio o un castello,
queste località divennero nuclei
di nuovi insediamenti grazie
alla 
licentia populandi.

Prima degli arbereshe

Nella Sicilia feudale

Il termine latino casale corrispondente all'arabo rahl o manzil compare nella topografia dell’Isola nell'XI sec., ma è intorno al 1120 che si impone nella terminologia ufficiale latina, ancora in alternanza con vicum, per poi diventare di uso esclusivo verso il 1150, e almeno fino alla fine del XIII sec. designa in Sicilia un villaggio rurale aperto, privo di difese, appartenente al territorio di un castrum (cioè di un abitato fortificato e munito di castello: quello che verrà definito terra nella terminologia ufficiale del regno normanno-svevo). 


Il casale è caratterizzato, con rare eccezioni, da un rapporto di dipendenza giuridica, amministrativa e militare, e i suoi abitanti, che generalmente appartengono alle etnie sottomesse (greco-bizantina e musulmana), sono di norma donati insieme al casale stesso e alle relative terre. Riguardo alle dimensioni, il termine casale può indicare realtà molto diverse, estendendosi dal villaggio di una certa grandezza e articolazione, talora anche con edifici di culto (chiesa o moschea) e con strutture produttive (per esempio fornaci di ceramica e vetro) alla semplice azienda agricola a carattere familiare. 


Con un processo che intorno al 1350 può dirsi ormai concluso, e i cui caratteri costituiscono uno dei grandi problemi aperti dell'archeologia medievale siciliana, il popolamento rurale per casali tende a rarefarsi, e nel corso del XIV sec. può dirsi completamente scomparso: la popolazione vive ormai tutta raggruppata nelle terrae fortificate, e anche se il termine casale compare ancora in documenti del XIV sec., non corrisponde più ad un abitato, ma ad un tenimentum terrarum o feudo, cioè ad un territorio spopolato. 

(Segue)

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