| L’umore e le decisioni di Donald Trump, specialmente durante il suo secondo mandato iniziato nel 2025, sono spesso descritti come imprevedibili e volubili, capaci di dettare l'agenda politica ed economica globale fin dalle prime ore del mattino. Il suo stile di leadership si basa sull'America First, agendo con impeto su dazi e politica estera, come nel caso delle recenti tensioni con l'UE e la questione iraniana. |
Gli Stati Uniti d’Europa
ancora non esistono.
Sulla guerra nel Golfo, l’Europa sin dal primo giorno, ha evitato di parlare francamente ed ha evitato di criticare l’iniziativa in violazione delle prescrizioni ONU da parte di Israele e USA. Volendo essere più precisi l'Europa ha prodotto quasi tante posizioni quanti sono i paesi aderenti e i loro leaders politici. Gli europei hanno fatto fatica a parlare con una voce sola, mostrando al mondo che che “essa”, l’Europa unita, non esiste, che nessuna Europa unita con una politica estera ed una difesa propria esiste. Bene che vada esiste l’assenza di coraggio di fronte ad un Trump, che addirittura non sente nemmeno il bisogno di informare in anticipo ciò che sta per provocare, bloccando le forniture di carburanti all’Intero Pianeta.
Il cancelliere Merz e Giorgia Meloni, entrambi timorosi di esprimere anche la critica più blanda verso il capo della Casa Bianca, hanno definito quelli di Usa e Israele «interventi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale». Pure Macron ha evitato lo scontro con Washington condannando dapprima solo le reazioni iraniane poi ha chiesto una seduta di emergenza ONU. Starmer ha cercato di barcamentarsi, scontentando tutti, gli inglesi e Trump e il resto degli europei. Solo il socialista Pedro Sanchez ha osato criticare dall'inizio l'azione militare, tenendo il punto anche dopo le minacce di Trump di interrompere ogni rapporto con la Spagna.
Viene da riflettere e poter affermare: vero è che la franchezza in politica è un tema dibattuto, ma essa è cruciale per costruire fiducia, autenticità e credibilità. Ritengo che la chiarezza e la coerenza tra parole e azioni sono fondamentali per una comunicazione efficace, e però spesso i politici ricorrono a un linguaggio ambiguo o al cosiddetto "politichese" per evitare di perdere consensi, o per il timore che un Trump di turno li bacchetti (=li minacci). A noi è conseguentemente piaciuto senza se e senza ma il linguaggio semplice e diretto, utilizzato da Pedro Sanchez perché crea fiducia rispetto al linguaggio complesso e inefficace della gran parte dei leaders europei riferendosi al Trump di giornata.
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