| Tra il 1943 e il 1945, oltre 40.000-45.000 italiani (politici, ebrei e lavoratori) furono deportati nei lager nazisti, con un tasso di mortalità del 45% per i politici nei campi di detenzione. A questi si aggiungono circa 650.000 Internati Militari Italiani (IMI) deportati nei campi di prigionia come forza lavoro coatta, di cui circa 50.000 deceduti di stenti. Fra i militari deportati, il Blog decenni fa ha raccolto le testimonianze di due concittadini di Contessa Entellina. E’ verosimile che i Contessioti siano stati ben più di quei due e che alcuni non sono mai più tornati perché deceduti di stenti nei campi di concentramento. |
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| Memorie e testimonianze novecentesche |
La letteratura italiana del Novecento accoglie vasti spazi di memorie e testimonianze di quello che fu il trauma degli anni Trenta e Quaranta, con speciale testimonianza a quella che fu la tragedia dell’ebraismo italiano; non ci riferiamo solamente alle scritture letterarie centrate sulla soluzione finale nei campi di concentramento e di sterminio (1943-1945), che costarono al solo ebraismo italiano circa 10.000 persone, ma anche la progressiva perdita di diritti, persecuzione ed emarginazione di tanti italiani che non intesero aderire alla Repubblica sociale mussoliniana. Per quanto attiene la letteratura ebraica di riferiremo ai tanti autori che hanno fatto la scelta di un’altra appartenenza nazionale, quella non sionista e quindi non israeliana.
Questa memoria sugli ebrei italiani è stata per lungo tempo negata e via via nel Novecento, in seguito alla persecuzione, iniziò un processo di recupero delle radici e di ricostruzione della storia più recente, a cura dell’ebraismo della diaspora, con l’intento di differenziarsi ( e pure per contrapporsi) dall’ebraismo dello Stato d’Israele e da quello delle comunità ebraiche nordamericane. Gran parte di queste memorie e testimonianze a cura, oltre che da scrittori, anche e sopratutto da scriventi per i quali lo scrivere non fu soltanto un atto di assoluta necessità, ma lo scrivere divenne esso stesso necessità perché compito assoluto ed estremo e dovere di dare testimonianza della disumanità subita e trasmettere e mantenere viva la memoria per impedire che quel danno si possa ancora ripetere in altre forme.
Troppo lungo e’ l’elenco degli autori e dei libri di “memoria e testimonianza” . Noi ci proponiamo di intrattenerci, su ulteriori poche pagine, sulla letteratura italiana del secondo dopo guerra, sul clima disumano portato avanti dalle “leggi razziali” e sul complessivo clima vissuto non solo dagli ebrei ma anche dai deportati italiani nei campi di concentramento tedeschi dislocati, prevalentemente nell’area polacco-ucraina, dove per tanto tempo finirono anche concittadini di Contessa Entellina, la cui unica colpa fu di non avere voluto aderire alla repubblica sociale mussoliniana.
(Segue)
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