StatCounter

lunedì 2 marzo 2026

La Letteratura (20)

Tra il 1943 e il 1945, oltre
 40.000-45.000 
italiani
 (politici, ebrei e lavoratori)
furono deportati nei lager
nazisti, con un tasso di mortalità
del 45% per i politici
nei campi di detenzione.

A questi si aggiungono
circa
650.000 Internati
Militari Italiani
 (IMI) deportati 
nei campi di prigionia
come forza lavoro coatta, di
cui circa 50.000 deceduti
di stenti.
Fra i militari
deportati, il Blog decenni
fa ha raccolto le
testimonianze di due
concittadini
di Contessa Entellina.

E’ verosimile
che i Contessioti siano
stati ben più di quei due
e che alcuni non  sono mai
più  tornati perché  deceduti
di stenti nei campi di
concentramento.


.
 Memorie e testimonianze novecentesche

La letteratura italiana del Novecento accoglie vasti spazi di memorie e testimonianze di quello che fu il trauma degli anni Trenta e Quaranta, con speciale testimonianza a quella che fu la tragedia dell’ebraismo italiano; non ci riferiamo solamente  alle scritture letterarie centrate sulla soluzione finale nei campi di concentramento  e di sterminio (1943-1945), che costarono al solo ebraismo italiano circa 10.000 persone, ma anche la progressiva perdita di diritti, persecuzione ed emarginazione di tanti italiani che non intesero aderire alla Repubblica sociale mussoliniana. Per quanto attiene la letteratura ebraica di riferiremo ai tanti autori che hanno fatto la  scelta di un’altra appartenenza nazionale, quella non sionista e quindi non israeliana.

Questa memoria sugli ebrei italiani è stata per lungo tempo negata e via via nel Novecento, in seguito alla persecuzione, iniziò un processo di recupero delle radici e di ricostruzione della storia più recente, a cura dell’ebraismo della diaspora, con l’intento di differenziarsi ( e pure per contrapporsi) dall’ebraismo dello Stato d’Israele e da quello delle comunità ebraiche nordamericane. Gran parte di queste memorie e testimonianze a cura, oltre che da scrittori, anche e sopratutto da scriventi per i quali lo scrivere  non fu soltanto un atto di assoluta necessità, ma lo scrivere divenne esso stesso necessità perché compito assoluto ed estremo e dovere di dare testimonianza della disumanità subita e trasmettere e mantenere viva la memoria per impedire che quel danno si possa ancora ripetere in altre forme.

Troppo lungo e’ l’elenco degli autori e dei libri  di “memoria e testimonianza” . Noi ci proponiamo di intrattenerci, su ulteriori poche pagine, sulla letteratura italiana del secondo dopo guerra, sul clima disumano portato avanti dalle “leggi razziali” e sul complessivo clima vissuto non solo dagli ebrei ma anche dai deportati italiani nei campi di concentramento tedeschi dislocati, prevalentemente nell’area polacco-ucraina, dove per tanto tempo finirono anche concittadini di Contessa Entellina, la cui unica  colpa fu di non avere voluto aderire alla repubblica sociale mussoliniana.

(Segue)

Nessun commento:

Posta un commento