Pirandello era nato in una Sicilia prettamente agricola poco dopo l’Unita’ del Paese e già nei primi anni del Novecento riferisce di un mondo avviato ad essere dominato dalla tecnica e dalla meccanica. Egli non apprezza il processo ed il corso della storia che intravede all'orizzonte e comincia nelle sue meditazioni e nelle metafore a parlare di alienazione dell’uomo. Di fatto egli vive criticamente la transizione che vede scorrere nel suo tempo e sempre di fatto, con impegno morale e conoscitivo, manifesta il suo rifiuto.
Le rare occasioni in cui nella sua opera di scrittore si manifesta l’espressione del progresso egli usa una sorta di tonalità divinatoria negativa, a fronte della nostalgia del passato (ritenuto più umano, più integro e più vero). Nel suo SI GIRA… (1915) così riporta …” quattro generazioni di lumi, quattro, olio, petrolio, gas e luce elettrica, nel giro di vent’anni, eh… eh… sono troppe, sa? e ci si guasta la vista, e anche la testa; e anche la testa, un poco (….). Tante cose nel buio vedevo con quei lumi la’, che loro forse non vedono più con la lampada elettrica”. Pirandello nei suoi romanzi, anche in anni distanti da quel 1915, non riporterà nei suoi romanzi o drammi mai cenno dei nuovi mezzi di comunicazione: telefono, radio ed altro ancora. Farà qualche cenno ai treni ottocenteschi. Tram ed automobili da lui vengono presi di mira, come se egli soffrisse quell’avvento di nuova tecnologia.
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Su Pirandello contiamo di doverci intrattenere per qualche tempo.
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