StatCounter

martedì 17 marzo 2026

La riforma della Giustizia

Le prese di posizione sul referendum
abrogativo del 22 e 23 marzo 2026
mostrano un'Italia divisa,
 con una discreta
consapevolezza dei 5 quesiti
 (62% informati)
. L'opposizione
 (PD, M5S) attribuisce maggiore 
importanza ai temi rispetto alla 
maggioranza. Il dibattito è acceso, 
con critiche dell'avvocatura
 (Camere Penali) sulla separazione 
delle carriere.




















Opinioni, attuali e passate

 La separazione delle carriere fra Pm e giudice, in tempi andati fu sostenuta già da Giuliano Vassalli, giurista insigne e Ministro della Giustizia negli anni ’80, come conseguenza dovuta dell’introduzione nel nostro ordinamento del Processo accusatorio, che pone sullo stesso piano Pm e Giudice: e come sarebbe possibile che questa parità fosse effettiva, se i due rimanessero, come ora, all’interno della stesso “carriera”?».

Bachelet, grande giurista e politico,  insiste sul rischio, in caso di vittoria del «Sì», di lesione all’autonomia della Magistratura che il «No»  a suo parere invece difenderebbe. Il problema che ha evidenziato, sta nella creazione di due diversi Consigli superiori della Magistratura, smontando l’unico attuale, uno per i Pm e uno per i Giudici e sopra di essi di un’Alta Corte disciplinare per tutti i Magistrati. Entrambi i Consigli sarebbero presieduti dal Presidente della Repubblica,  l’Alta Corte invece sarebbe presieduta da un “laico”, cioè da un non magistrato, nominato dal Parlamento o dal Presidente della Repubblica, quindi dalla politica: creando il rischio di un’intimidazione da parte di quest’ultima verso la Magistratura».

=   =   =

Ogni cittadino è scontato: sul quesito referendario è libero di formarsi una opinione tutta sua, svincolata persino dall’appartenenza partitica. Su questo aspetto e’ eloquente quanto capita fra le file del Pd: la posizione politica-partitica ufficiale è favorevole per il NO, e però una componente guidata da figure, pure essi di  primo piano, sostiene le posizioni del SI.

=  =  =  =

In questi giorni continua a fare rumore la polemica sollevata dal magistrato Gratteri (favorevole per il NO) e alcuni settori della stampa, in particolare IL FOGLIO, schierati per il Sì. Gratteri, un mese fa si era ufficialmente schierato con questa dichiarazione: «Pentito di che? Io ho detto che la mafia, i centri di potere e la massoneria deviata votano Sì. Non ho detto che chi vota Sì fa parte della ‘Ndrangheta, di un centro di potere, della massoneria deviata. L’ho anche precisato. È lingua italiana. Basta leggerla in modo asettico e con la grammatica italiana davanti e si capisce». In una recente dichiarazione, ripresa dal Corriere della Sera, Gratteri dice: «Premetto che non faccio parte di nessun comitato; sono un battitore libero, come sempre. Il merito della crescita del No in questi ultimi mesi è di tutti, di chi sostiene e di chi si oppone al referendum. È merito di Nordio che dice a Schlein che la riforma converrebbe anche a loro se un domani andassero al governo. Tajani ha detto che farebbero un'altra riforma dopo il referendum, per far dipendere le forze dell'ordine dal governo, dal ministero di riferimento; secondo questo progetto i magistrati non avranno più la polizia giudiziaria per fare indagini. Bisogna avere pazienza e continuare a spiegare alla gente cosa accadrebbe con la riforma, farlo con esempi pratici».


Nessun commento:

Posta un commento