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martedì 3 marzo 2026

La Letteratura (21)

Le leggi razziali del 1938 furono 
un insieme di provvedimenti 
legislativi emanati dal regime 
fascista per discriminare 
ed escludere gli ebrei dalla vita 
civile, sociale e lavorativa in 
Italia. 
Basate su un razzismo
 biologico, vietarono matrimoni 
misti, licenziarono ebrei 
da uffici pubblici e scuole, e 
confiscarono i loro beni.

L’immagine in questa pagina
attiene alla copertina
del primo numero della rivista
“La difesa della razza”, voce
 ufficiale del razzismo italiano
(agosto 1938). L’immagine
mostra una spada che separa
un profilo ariano da uno 
semitico e da uno camuso.
















 Nella Letteratura italiana del Novecento occupano un posto a sé le scritture di memorie e di testimonianze del trauma degli anni Trenta e Quaranta e, in particolare, delle rievocazioni della tragedia dell’ebraismo italiano. Gli ebrei italiani deportati e sterminati tra il 1943-1945 furono circa 10mila. Pure la loro progressiva perdita di diritti, l’emarginazione e la persecuzione a partire dal 1938 e la loro successiva partecipazione alla guerra di Liberazione e’ via via andata ricostituendosi in ambito storiografico e quelle memorie e testimonianze sono entrate a far parte della Letteratura italiana.

L’elaborazione letteraria del trauma nazi-fascista, quella scrittura e narrazione tramandata ci fa sopravvivere la dignità e l’identità dell’essere umano, ci accresce la memoria e costituisce per noi che leggiamo e ascoltiamo, e siamo qui, in un Paese che vogliamo che sia e resti democratico, uno strumento di sopravvivenza.

Le Leggi Razziali

 (testo di Fabio Massimo Bertoldo, bibliografo e filologo): 

Le leggi razziali furono emanate dall’estate del 1938 “impedivano agli ebrei:-)  di usufruire  dei diritti di istruzione e insegnamento, -) di prestare servizio nell’esercito, -) di contrarre matrimonio  con cittadini “ariani”, -) di esercitare la patria potestà, -) di svolgere una professione (gli ebrei non potevano lavorare presso nessun ente, amministrazione, istituto a carattere pubblico; ne’ esercitare l’ufficio notarile o l’attività giornalistica; allo stesso modo a loro erano vietati  il commercio di oggetti usati e d.antiquariato, di libri, di carte da gioco, di oggetti di cartoleria; l’amministrazione di case e l’attività legate al settore dello spettacolo); -) di testare, -) di iniziativa privata, -) di tenere domestici “ariani”; furono vietate le licenze (…). Oltre al divieto di essere iscritti al Partito Nazionale Fascista, erano proibite tutte le forme di associazione e collaborazione e professionale con non ebrei, di far parte di associazioni culturali e sportive, di accedere alle biblioteche pubbliche. Venne persino vietato l’inserimento del proprio nome negli elenchi del telefono e il possesso di apparecchi radiofonici.  (…). Il 30 novembre 1943, infine, un’ordinanza di polizia stabiliva: “Tutti gli ebrei … a qualunque nazionalità appartengano, residenti nel territorio nazionale, debbono essere inviati  in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni, mobili ed immobili, debbono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati”. (P. Di Cori, Le leggi razziali, in I luoghi della memoria. Simboli e miti dell’Italia Unita, a cura di M. Isnenghi, Bari-Roma 1996, pag. 472).

(Su questo risvolto della Letteratura contemporanea contiamo di soffermarci per qualche tempo).

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