| Sulla base delle analisi geopolitiche all'inizio del 2026, i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente si prospettano come crisi prolungate, interconnesse e ad alto rischio, segnando un periodo di profonda instabilità internazionale. La crisi nel Golfo Persico, con possibili minacce alle infrastrutture energetiche e al trasporto petrolifero nello Stretto di Hormuz, comporta un alto rischio di shock sui prezzi del petrolio, che potrebbero superare i 100 USD/bbl. La persistenza di entrambi i conflitti pesa sulla crescita economica europea, aumentando le incertezze sull'inflazione e testando la resilienza delle catene di approvvigionamento. |
L’Italia è il Paese più vulnerabile in Europa in conseguenza sia della guerra in Ucraina che di quella in Medio Oriente.
Quali le valutazioni che ci inducono a trarre conclusioni ?
=- Siamo il paese più dipendente della media dei Paesi europei dall’import di idrocarburi.
=- Siamo dipendenti da Paesi fornitori poco affidabili (Medio Oriente), che possono lasciarci a secco o ricattarci, ma primo tra tutti i paesi inaffidabili c’è da inserire, da un anno in qua’, pure e sopratutto gli Stati Uniti.
=- La quota delle energie rinnovabili (che anni fa si diceva ci avrebbe riscattato da ogni dipendenza e ricatto estero) nei consumi energetici è cresciuta meno che nella media europea.
=- In questo clima non abbiamo niente di buono da attenderci dai prossimi mesi, se non una pesante ondata inflazionistica.
=-L'impennata dei prezzi oltre che dall’imprevidenza del nostro Governo, sempre impreparato su ciò che avviene sul globo terrestre, arriverà dalla sciagurata politica trumpiana che ha messo in subbuglio il già sconvolto, di per sé, Medio Oriente.
Nessun commento:
Posta un commento