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lunedì 23 marzo 2026

Il Novecento (3)

Un secolo diverso

Ricorrendo a testi e/o memorie di personaggi qualificati, e’ intento del Blog tracciare nel lungo termine ampie panoramiche sulla realtà umana e culturale del Novecento.

*  *  *

Walter Pedullà è nato a Siderno
nel 1930 e ha studiato a Messina
con Giacomo Debenedetti con cui si è
laureato divenendone poi assistente
all’università di Roma. Alla Sapienza
ha insegnato Letteratura italiana
moderna e contemporanea fino
al 2005. Militante della sinistra
socialista ha scritto per decenni
sull’«Avanti!» e altri periodici. Già
consigliere di amministrazione, è
stato presidente della Rai fra il ’92 e
il ’93 e poi del Teatro di Roma. Ha
diretto per il Poligrafico dello Stato
la collana Cento libri per Mille anni e
condiretto con Nino Borsellino
per Rizzoli la Storia generale della
letteratura italiana (’99). 





Se il Novecento in Europa ha desiderato soprattutto essere nuovo, in che modo, in quale misura lo è stato, nel bene e nel male, questo secolo di cui si dice tutto il meglio e tutto il peggio? Il Novecento è stato il secolo del socialismo in politica, dell'avanguardia nelle arti, della fissione dell'atomo in fisica e della scissione dell'io in psicologia. Il secolo dello Stato sociale in economia, della libertà in politica, della priorità del linguaggio in letteratura, della psicanalisi nelle scienze umane e dei quanti nelle scienze fisiche. E il secolo dell'automobile, degli aerei, dei viaggi interplanetari, del telefono, del computer, dei trapianti di organi, delle fibre ottiche e del laser. Ed è stato il secolo del cinema, della radio, della TV, delle trasmissioni satellitari, dei videoregistratori e dei compact disc. Nonché il secolo in cui lo sport da gioco è diventato lavoro, spettacolo, industria, il più veloce ed efficace fattore di riscatto sociale per i popoli di colore.

E il secolo di una migrazione, mai vista nelle stesse dimensioni, di genti che si sono mosse dai paesi d'origine verso l'Occidente più ricco in cerca di lavoro e di un livello di vita meno miserabile. E il secolo della pluralità di culture cui dare uguali diritti nello scacchiere mondiale ed è stato il secolo in cui le donne hanno conquistato pari opportunità di crescita individuale e collettiva. Di questa duplice crescita possono vantarsi tutti gli uomini, ma nel Novecento si dà il caso sventurato che gli individui siano stati ridotti a numero di matricola nei campi di sterminio nazisti e stalinisti, e che la civiltà delle masse non sia la società degli eguali sognata dalle utopie dell'Ottocento, padre nobile e indimenticabile del nostro secolo.


Il Novecento è stato il secolo nella cui seconda metà la vita umana si è allungata in media di dieci anni in Europa: dove lo sviluppo demografico è vicino a zero e dove i vecchi saranno presto più numerosi dei giovani. Su una Terra che non è stata mai così popolata siamo diventati tanti che potrebbe diventare difficile sfamare miliardi di individui che aumentano proprio perché ora finalmente soddisfano i loro bisogni elementari i popoli più poveri.

L'iniziativa politica di rivoluzionari e di riformisti da una parte ha distribuito più equamente la ricchezza e le scoperte della scienza dall'altra hanno moltiplicato tecnologicamente la produzione di derrate alimentari, non di rado adulterate in modo mortale. Di progresso scientifico — la sua cifra più vistosa - il Novecento talvolta ha rischiato di morire. Non sono solo i millenaristi a parlare di fine del mondo. L'Apocalisse ci minaccia ogni giorno con l'uso improprio dell'energia atomica. Senza la quale peraltro diventerebbe più povero e debole il pianeta.


Il Novecento è stato il secolo in cui il nuovo delle ideologie egalitarie e libertarie e il nuovo delle scienze sembrano capaci di creare quasi dal nulla quello che si desidera. Si è creduto di poter ottenere tutto, e anche subito: con la violenza rivoluzionaria (le teorie di Sorel conquistano gli intellettuali del primo Novecento) e alla massima velocità (il mito dei futuristi che amano l'automobile più della Vittoria di Samotracia). Velocità e violenza, cioè due forme, da cui nasceranno i contenuti di prima necessità. In altri termini la violenza accelera la rivoluzione che provocherà il salto strutturale da una società all'altra. Ecco: è la struttura la divinità maggiore di un secolo che ha avuto quasi sempre l'illusione di poter trasformare rapidamente in realtà i sogni e gli ideali nutriti di assoluto. Questa stessa struttura, superficiale quanto profonda, svuotando d'importanza i contenuti e la gradualità, ha alimentato posizioni radicali, cioè estremistiche.


Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).

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