Un secolo diverso
Ricorrendo a testi e/o memorie di personaggi qualificati, e’ intento del Blog tracciare nel lungo termine ampie panoramiche sulla realtà umana e culturale del Novecento.
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| Walter Pedullà è nato a Siderno nel 1930 e ha studiato a Messina con Giacomo Debenedetti con cui si è laureato divenendone poi assistente all’università di Roma. Alla Sapienza ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea fino al 2005. Militante della sinistra socialista ha scritto per decenni sull’«Avanti!» e altri periodici. Già consigliere di amministrazione, è stato presidente della Rai fra il ’92 e il ’93 e poi del Teatro di Roma. Ha diretto per il Poligrafico dello Stato la collana Cento libri per Mille anni e condiretto con Nino Borsellino per Rizzoli la Storia generale della letteratura italiana (’99). |
E il secolo di una migrazione, mai vista nelle stesse dimensioni, di genti che si sono mosse dai paesi d'origine verso l'Occidente più ricco in cerca di lavoro e di un livello di vita meno miserabile. E il secolo della pluralità di culture cui dare uguali diritti nello scacchiere mondiale ed è stato il secolo in cui le donne hanno conquistato pari opportunità di crescita individuale e collettiva. Di questa duplice crescita possono vantarsi tutti gli uomini, ma nel Novecento si dà il caso sventurato che gli individui siano stati ridotti a numero di matricola nei campi di sterminio nazisti e stalinisti, e che la civiltà delle masse non sia la società degli eguali sognata dalle utopie dell'Ottocento, padre nobile e indimenticabile del nostro secolo.
Il Novecento è stato il secolo nella cui seconda metà la vita umana si è allungata in media di dieci anni in Europa: dove lo sviluppo demografico è vicino a zero e dove i vecchi saranno presto più numerosi dei giovani. Su una Terra che non è stata mai così popolata siamo diventati tanti che potrebbe diventare difficile sfamare miliardi di individui che aumentano proprio perché ora finalmente soddisfano i loro bisogni elementari i popoli più poveri.
L'iniziativa politica di rivoluzionari e di riformisti da una parte ha distribuito più equamente la ricchezza e le scoperte della scienza dall'altra hanno moltiplicato tecnologicamente la produzione di derrate alimentari, non di rado adulterate in modo mortale. Di progresso scientifico — la sua cifra più vistosa - il Novecento talvolta ha rischiato di morire. Non sono solo i millenaristi a parlare di fine del mondo. L'Apocalisse ci minaccia ogni giorno con l'uso improprio dell'energia atomica. Senza la quale peraltro diventerebbe più povero e debole il pianeta.
Il Novecento è stato il secolo in cui il nuovo delle ideologie egalitarie e libertarie e il nuovo delle scienze sembrano capaci di creare quasi dal nulla quello che si desidera. Si è creduto di poter ottenere tutto, e anche subito: con la violenza rivoluzionaria (le teorie di Sorel conquistano gli intellettuali del primo Novecento) e alla massima velocità (il mito dei futuristi che amano l'automobile più della Vittoria di Samotracia). Velocità e violenza, cioè due forme, da cui nasceranno i contenuti di prima necessità. In altri termini la violenza accelera la rivoluzione che provocherà il salto strutturale da una società all'altra. Ecco: è la struttura la divinità maggiore di un secolo che ha avuto quasi sempre l'illusione di poter trasformare rapidamente in realtà i sogni e gli ideali nutriti di assoluto. Questa stessa struttura, superficiale quanto profonda, svuotando d'importanza i contenuti e la gradualità, ha alimentato posizioni radicali, cioè estremistiche.
Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).
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