| Fu un momento storico di straordinaria portata: milioni di donne che per la prima volta entravano in un seggio elettorale, con la consapevolezza di contare, di esistere come cittadine a pieno titolo. Non solo mogli, madri o lavoratrici: donne con una voce, con un voto, con il diritto di contribuire al futuro del Paese. |
Non era mai successo. Pochi mesi dopo, il 2-3 giugno, saranno chiamate a eleggere l’Assemblea Costituente e a decidere il futuro istituzionale del Paese: monarchia o repubblica. E vinse la Repubblica.
Il suffragio universale fu introdotto in Italia dal decreto legislativo luogotenenziale Bonomi, il 1° febbraio 1945: permise a tutte le donne con la maggiore età (escluse le prostitute che esercitavano «fuori dei locali autorizzati») di votare. Per essere anche elette, dovettero aspettare un secondo decreto, il n. 74 del 10 marzo 1946. Il primo voto effettivo femminile fu quindi espresso durante le elezioni amministrative che si tennero in una prima tornata tra marzo e aprile del 1946 e poi tra ottobre e novembre (a causa dello stato di devastazione del Paese), che rinnovarono centinaia di amministrazioni comunali. In quella occasione furono elette anche le prime undici sindache d’Italia: Ninetta Bartoli a Borutta (Sassari), Margherita Sanna a Orune (Nuoro), Ottavia Fontana a Veronella (Verona), Alda Arisi a Borgosatollo (Brescia), Elena Tosetti a Fanano (Modena), Ada Natali a Massa Fermana (all’epoca Ascoli Piceno), Elsa Damiani a Spello (Perugia), Anna Montiroli a Roccantica (Rieti), Caterina Tufarelli Palumbo Pisani a San Sosti (Cosenza), Lydia Toraldo Serra a Tropea (all’epoca Catanzaro) e Ines Nervi Carratelli a San Pietro in Amantea. Nei primi anni cinquanta pure a Contessa Entellina fu eletta sindaco Pia Schirò, insegnante e prima cugina del genitore di chi scrive queste righe.
Nessun commento:
Posta un commento