| In base alle informazioni disponibili, si registra una situazione di gravissima crisi in Iran, che ha portato a speculazioni e notizie drammatiche sul vertice del regime. Ecco i punti chiave: Ali Khamenei, e’ stato ucciso in un attacco, descritto in alcuni contesti come un'operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele. La situazione è stata definita da alcune pubblicazioni come una forma di "tirannicidio", innescata dalla necessità di affrontare un regime teocratico. Questo avviene in un contesto di accresciuta tensione internazionale e "ritorno dell'hard power" nell'area. |
Il tirannicidio Sui giornali di questi giorni più personaggi, giornalisti, scrittori e figure del mondo della cultura si chiedono se si può essere contenti per la morte di Adolf Hitler? Per la morte di Josep Stalin? E per quella dell’ayatollah Khamenei? E’ certo che più personaggi, politici progressisti, gente che sappiamo dotata di umanità e di sensibilità dalla notizia dell’avvenuta uccisione del dittatore, hanno provato quanto meno sollievo. Anche cristiani, gente di fede, timorati di Dio che conoscono a memoria il quinto comandamento. |
Verosimilmente, nessun politico o no ha pensato all’ammonimento: «Porgi l’altra guancia». Come non ha pensato al Vangelo secondo Matteo: «Chi di spada ferisce, di spada perisce», ne’ ancor meno al Deuteronomio: «Israele vai, distruggi il tuo nemico, sradica le sue cose. Della popolazione che conquisterai riduci in schiavitù le donne e i bambini e uccidi tutti i maschi».
Anche per chi cristiano non è, in Occidente è abbastanza diffusa la cultura e il ripudio della violenza, patrimonio comune di credenti e non. Eppure l’uccisione di Khamenei non ha provocato particolari fremiti. Di lui e delle 108 bambine ammazzate sotto le bombe non ci sono state mostrate le foto, tutto fra noi è scivolato assieme ad altre notizie, quale l’aumento del costo della benzina.
C’e’ qualche voce che giustifica il tirannicidio dicendo che con la morte di un uomo, si evita l’uccisione di molti altri. Se Hitler fosse stato ucciso, forse, non ci sarebbero stati sei milioni di ebrei uccisi e non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale. Ma allora, eliminando Putin («eliminare» è termine disgustoso) non si sarebbe evitato il massacro dei soldati russi e ucraini di questi anni? Non si sarebbero forse evitate Hiroshima e Nagasaki, eliminando Harry Truman? Solo che le cose si complicano. Perché le atomiche furono sganciate per evitare un nuovo massacro di americani nella battaglia finale con i giapponesi.
La nozione di tirannicidio è ormai inservibile, perché la definizione è troppo ampia. Uccidere un leader straniero implica un calcolo strategico con probabilità di riuscita discutibili. Un regime non è un pollo; decapitarlo non ne provoca necessariamente la morte dopo un breve ballo. Nell'era moderna, nessuno stato di polizia è mai morto per semplice assassinio. E il rischio di ritorsione, cioè che altri regimi decidano di prendere di mira leader occidentali o «non tiranni» diventa altissimo, una svolta dopo avere infranto il tabù. Ed evocando Hobbes: il tiranno non esiste, siamo tutti i tiranni di qualcun altro. C’è una parte giusta, certo, e noi lo siamo per definizione. Ma se questa può bastare come giustificazione morale (può bastare?), l’efficacia è molto discutibile. Pensiamo davvero che sia giusto gioire per la morte di Khamenei?
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