Aree interne, addio: come ripopolarle?
Consentendolo la politica, ci pensa il non profit.
«Secondo i dati completi aggiornati al 2024 nei comuni delle aree interne risiede il 22,6% della popolazione italiana - spiega Antonella Bianchino, dirigente dell’Ufficio territoriale Area Sud di Istat - mentre il 9 per cento abita nei comuni periferici e ultraperiferici. Oltre il 36% della popolazione del Mezzogiorno vive in aree interne, al Nord la percentuale è inferiore al 15 per cento. Risiedere in un’area lontana dai servizi essenziali comporta inevitabilmente una condizione di marginalità economica e sociale che ha contribuito in modo significativo al declino demografico di queste aree negli ultimi settant’anni».
Dal 1951 un comune su quattro delle aree interne perde sistematicamente popolazione. Fra questi rientra (purtroppo a ritmi accelerati) la nostra Contessa Entellina.
Nei primi dieci anni del nuovo secolo c’è stata un’inversione di tendenza, ma poi il calo ha ricominciato a essere marcato.
«Guardando alla dinamica della popolazione rispetto all’anno precedente - prosegue Bianchino - a fronte di una popolazione nazionale sostanzialmente stabile rispetto al 2023, i dati evidenziano in queste aree una flessione di 24.710 unità». Una diminuzione dettata in parte dal saldo naturale, in parte dalle migrazioni interne e solo parzialmente compensata dalle migrazioni dall’estero.
Lo spopolamento delle aree interne ha un duplice effetto negativo: da una parte impoverisce gli ecosistemi e il patrimonio territoriale, dall’altra riduce la sicurezza e la qualità della vita delle persone che continuano a viverli.
Vivere nelle aree interne della Sicilia, come ci capita nel Corleonese, offre sicuramente un contesto naturale e umano autentico ma si scontra con una viabilità secondaria e provinciale gravemente dissestata, trascurata e con politici che probabilmente non ne fanno uso. Le buche, le frane non riparate che permangono per mesi, anni ed oltre e l'isolamento logistico che complicano la vita quotidiana, i soccorsi sanitari e il lavoro agricolo e quello pendolare. E ovviamente non bastano le sterili feste paesane per far dimenticare il disagevole vivere i servizi amministrativi e sanitari dislocati nei centri maggiori: Corleone o Sciacca.
(Segue)
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