Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.
Dal crollo di Roma,
al dissolvimento
La società barbarica, i simboli
La terra, l'oro, le armi e gli altari possono essere
ragionevolmente assunti come i simboli piú evidenti,
importanti e riconosciuti del potere nell'Italia barbarica
dei secoli fra il V e l’VIII.
Siano di scena le tribú raccogliticce che con
Odoacre compiono l'atto formale, ma significativo
della deposizione di Romolo Augustolo, oppure i
popoli compatti ed omogenei degli ostrogoti, dei
longobardi e dei franchi, che continuano a
riconoscere la lontana e sempre piú evanescente
autorità dell'imperatore bizantino, quei simboli
rimangono gli stessi.
E, del resto, erano destinati a rimanere gli stessi
per un lungo, lunghissimo spazio di tempo, cosí
come neppure erano nuovi e sorti allora, fra le rovine
della civiltà imperiale. Portavano, infatti, in sé una
tradizione antica quasi quanto l'uomo ed esprimevano,
in certo qual modo, la partecipazione degli abitanti
del paese alla comune vicenda umana.
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Il valore dei simboli. La società barbarica
Ciò che allora storicizzava i simboli, conferendo ad essi il colore di quel tempo, era - semmai - una tal quale essenzializzazione. La terra era veramente lo spazio naturale ed elementare che alimentava il gruppo ristretto degli uomini che vi risiedeva; non era uno strumento di produzione e di scambi per un'economia ampia e sviluppata.
L'oro era una merce preziosa, anzi la merce piú preziosa: qualcosa che valeva, nei tesori e fra i beni ambiti e depredati dei vinti. Non era il risultato di una faticosa produzione e, tanto meno, il veicolo e il sollecitatore di una nuova ricchezza.
Le armi erano gli strumenti della difesa e dell'offesa. Erano riservate ai piú forti e ai piú valorosi, che erano i soli veri cittadini, uniti dalla solidarietà di una strapotenza esercitata, collettivamente e individualmente, senza la mediazione di un superiore ordinamento civile. Esse non erano, quindi, le insegne di una complessa organizzazione economica e sociale in ciò che essa ha, e deve avere, di violenza e di forza, senza pregiudizio dei diritti di coloro che le armi non possono, non vogliono usare.
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