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mercoledì 5 agosto 2026

Il gusto della riflessione (25)

  Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

Dal crollo di Roma,

al dissolvimento

La società barbarica, i simboli

La terra, l'oro, le armi e gli altari possono essere 

ragionevolmente assunti come i simboli piú evidenti, 

importanti e riconosciuti del potere nell'Italia barbarica 

dei secoli fra il V e l’VIII.

Siano di scena le tribú raccogliticce che con 

Odoacre compiono l'atto formale, ma significativo 

della deposizione di Romolo Augustolo, oppure i 

popoli compatti ed omogenei degli ostrogoti, dei 

longobardi e dei franchi, che continuano a 

riconoscere la lontana e sempre piú evanescente 

autorità dell'imperatore bizantino, quei simboli 

rimangono gli stessi. 

E, del resto, erano destinati a rimanere gli stessi 

per un lungo, lunghissimo spazio di tempo, cosí 

come neppure erano nuovi e sorti allora, fra le rovine 

della civiltà imperiale. Portavano, infatti, in sé una 

tradizione antica quasi quanto l'uomo ed esprimevano,

 in certo qual modo, la partecipazione degli abitanti 

del paese alla comune vicenda umana.

=. =. =

A differenza della tradizione
 classica greco-romana,
focalizzata sulla
monumentalità e sul
naturalismo, l'arte
barbarica è un'
arte
prevalentemente
mobile, astratta e
ornamentale
,
strettamente legata allo
stile di vita nomade o
semi-nomade di questi
popoli.


Il valore dei simboli
. La società barbarica


Ciò che allora storicizzava i simboli, conferendo ad essi il colore di quel tempo, era - semmai - una tal quale essenzializzazione. La terra era veramente lo spazio naturale ed elementare che alimentava il gruppo ristretto degli uomini che vi risiedeva; non era uno strumento di produzione e di scambi per un'economia ampia e sviluppata.

L'oro era una merce preziosa, anzi la merce piú preziosa: qualcosa che valeva, nei tesori e fra i beni ambiti e depredati dei vinti. Non era il risultato di una faticosa produzione e, tanto meno, il veicolo e il sollecitatore di una nuova ricchezza.

Le armi erano gli strumenti della difesa e dell'offesa. Erano riservate ai piú forti e ai piú valorosi, che erano i soli veri cittadini, uniti dalla solidarietà di una strapotenza esercitata, collettivamente e individualmente, senza la mediazione di un superiore ordinamento civile. Esse non erano, quindi, le insegne di una complessa organizzazione economica e sociale in ciò che essa ha, e deve avere, di violenza e di forza, senza pregiudizio dei diritti di coloro che le armi non possono, non vogliono usare.

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