Quando non si usava la parola esplicita
| I contadini poeti nella Sicilia del Novecento rappresentano una voce autentica e profonda della civiltà contadina, legata alla terra, alle lotte sociali e al mondo dei dialetti. Figure come Ignazio Buttitta, cantore della protesta e della dignità popolare, e i poeti anonimi o minori delle feste di piazza e della tradizione rurale hanno usato la poesia come strumento di riscatto, fatica e memoria. A Contessa Entellina vi erano più figure che seppero interpretare la durezza dei tempi e pure lasciavano trasparire nei loro versi la cattiveria di chi approfittava dei ruoli di potere e frequentemente di prepotenza. |
Era la voce, il corpo e l’organismo che agiva e che produceva significato attraverso il movimento, la tensione muscolare, il ritmo del respiro. La gestualità (un po’ tipica della civiltà contadina) si caricava così di un valore autonomo, quasi linguistico: un alfabeto fisico capace di comunicare senza mediazione verbale, spesso ai limiti della resistenza fisica e dell’improvvisazione.
La gestualità nel mondo contadino siciliano prima della Seconda Guerra Mondiale e poi per qualche tempo ancora ( meno di un paio di decenni) era un vero e proprio linguaggio visivo e comunitario. Sostituiva o rafforzava le parole, regolava i rapporti sociali, esprimeva rispetto, onore, fede religiosa e serviva pure a comunicare a distanza nei campi aperti. Gesti ampi del braccio o fischi codificati servivano a parlarsi da un fondo all'altro della valle senza urlare.
Togliere la coppola o toccarla appena con due dita era il segno basilare di riverenza verso il proprietario terriero, il medico o il prete del paese. Nelle fiere del bestiame ( da noi, a Contessa E. 8 maggio e 9 settembre), gli accordi si chiudevano spesso con una stretta di mano vigorosa protetta da un fazzoletto per non mostrare ad altri la cifra pattuita o per suggellare l'onore della parola data.
Fra i ricordi, collegati a specifici personaggi locali, c’e’ un modo comunicativo di silenzio espressivo: spesso bastava un cenno del mento verso l'alto per dire "no" o un movimento della mano a palpa in giù per calmare qualcuno.
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