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venerdì 28 agosto 2026

Cittadino consapevole (7)

 L’Economia, una scienza sociale

Con una narrazione lungo il tempo storico stiamo seguendo una percorso evolutivo per arrivare all’invenzione della moneta cartacea, ossia al facilatore dello scambio commerciale, e quindi dello sviluppo socio-economico accelerato dei nostri tempi.

La moneta metallica nasce
in Asia Minore (Lidia) nel VII
secolo a.C.
 e arriva subito dopo
in Europa 
grazie alle colonie
greche
, che iniziano a coniare i
primi pezzi in argento e bronzo
per facilitare i commerci nel
mar Egeo e in Magna Grecia.
 
I Romani
: Inizialmente
usano pezzi di bronzo non
 lavorato pesati sulla
bilancia (
aes rude), poi
creano il denario
d'argento nel III secolo a.C.



==  == ==
L’invenzione della moneta (III)

 Gli schiavi erano, lungo il tempo entro cui stiamo svolgendo la narrazione che porterà all’affermazione della “moneta”, merce di scambio fra le più ambite. I mercanti si rifornivano in Africa e ovunque fossero disponibili: i  Bahnars dell'Indocina ne davano uno per 5 bufali, o per 7, a seconda delle sue capacità e del suo stato fisico, ma anche 7 pignatte bastavano a portarsi via un uomo in buona salute. Nella Grecia omerica - si legge nell'«Odissea» - Laerte diede 20 buoi per avere Euriclea, la fedele nutrice di Ulisse che lo riconobbe dopo vent'anni quando tornò a Itaca.

Nell'antica Irlanda una schiava valeva 3 mucche e uno schiavo 7 schiave. Ovunque il bene più diffuso per il baratto fu il bestiame, col quale si pagava qualsiasi cosa: il testo sacro dell'Avesta stabilì i compensi del medico che, a seconda della cura, andavano da un semplice pezzo di carne a un'asina da latte, o un bue, o 4 cavalli.

Ma onestà voleva che la parcella in natura fosse saldata solo se il paziente era guarito. Col bestiame si pagavano tasse e ammende che a Roma, per i diversi reati, potevano essere di due montoni o di 30 buoi. Anche gli atleti vincitori delle gare ricevevano in premio capi di bestiame. 


Greggi e armenti servivano a tutti, e in epoche in cui il libero pascolo abbondava, mantenerli costava quasi niente, per questo motivo ebbero largo impiego negli scambi tanto che, successivamente, nelle varie lingue la parola che indica il denaro prese la stessa radice della parola usata per il bestiame: in sanscrito «roupan significava gregge e rupia si chiamò la moneta. In latino, da «pecus», gregge, venne una serie di parole: pecunia, denaro; peculium, piccola somma data dal padre in amministrazione al figlio; il peculato, ossia il furto di armenti, è la parola poi passata a definire il reato del pubblico ufficiale che si appropria del denaro a lui affidato. La stessa parola «capitale» viene dai capi di bestiame che costituivano un investimento.


Il pagamento in bestiame fini per rivelarsi scomodissimo: era mal divisibile per i piccoli acquisti, occupava troppo spazio nelle navi mercantili e un'epidemia poteva distruggere quanto si era appena guadagnato. Quando si diffusero i metalli, essi divennero la nuova moneta: si trasportavano più facilmente, non si alteravano, erano necessari a tutti, avevano un valore stabile a seconda del peso ed erano divisibili anche in piccole quantità.

Circolavano a mattoni, a blocchi, in verghe, in polvere, sotto forma di vanghe, coltelli, foggiati ad anelli e bracciali; per i grossi affari si cedevano addirittura miniere.


(Segue)

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