Come distinguere il
“Vero” dall’ “Inverosimile”
| La vicenda che coinvolge il giornalista Sigfrido Ranucci e l'ex faccendiere Valter Lavitola ha assunto contorni così paradossali ed emotivamente disorientanti da giustificare in pieno lo sconcerto del "in che mondo viviamo?". La realtà emersa dalle indagini della Procura di Roma e dalle confessioni ha superato la trama di qualsiasi fanta-thriller politico. La vicenda mette a nudo dinamiche profondamente ciniche della società contemporanea, articolate su più livelli. Il movente assurdo: Secondo l'accusa e le ammissioni dello stesso Lavitola, la bomba non è stata messa per colpire o zittire Ranucci, ma "a suo favore". L'obiettivo dichiarato era quello di aumentarne a dismisura la notorietà pubblica, blindarne la scorta e lanciarne la figura sul piano politico. |
Ranucci resta ad oggi la vittima di un odioso attentato orchestrato da un avventuriero ambizioso, quel Valter Lavitola che, però, con Ranucci aveva una fitta frequentazione. Ranucci al primo interrogatorio ripercorse le sue direttrici di sempre. E, davanti alla richiesta di illustrare un possibile movente dell’azione dinamitarda, parlò della possibilità che fosse stata la camorra o dell’eventualità che la pista da seguire fosse quella dei cantieri navali approfonditi nel corso di due servizi di Report dal giornalista Daniele Autieri.
Sappiamo che i quattro esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, sono dei piccoli pregiudicati della provincia di Avellino che eseguirono il blitz su preciso input. Si tratta di un piccolo progresso a fronte dei molti silenzi.
Per completare il quadro, il pm antimafia Edoardo De Santis, si propone almeno due obiettivi. In parallelo a ulteriori analisi sui dispositivi elettronici di Lavitola — cellulari e pc — il magistrato potrebbe risentire i protagonisti degli avvenimenti di Pomezia, gli indagati e la vittima.
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