L'italia dopo il 1816
In tutti gli Stati italiani il ritorno sul trono degli antichi sovrani porta alla liquidazione di gran parte dell'eredità bonapartista. Ritornano in vigore gli antichi ordinamenti prerivoluzionari e, in diversi Stati, la classe dirigente napoleonica è sostituita almeno in parte, dai legittimisti.
Grazie all'opera di alcuni ministri illuminati, come il cardinale Ercole Consalvi a Roma, Luigi de' Medici a Napoli, Vittorio Fossombroni in Toscana, il generale Adam Neipperg a Parma, la reazione non assume ovunque quel volto poliziesco che era nei voti della cultura più intransigente della restaurazione e riesce talvolta a ritrovare una continuità con il riformismo settecentesco. Ma censura, repressione, restaurazione di antichi privilegi diffondono un profondo malcontento negli ambienti liberali; nostalgici dell'età napoleonica, costituzionalisti, rivoluzionari "giacobini" e "comunisti" buonarrotiani si organizzano in società segrete.
Una grave crisi economica, provocata dalla carestia che investe tutta l'Europa, fa sentire le sue conseguenze in diverse parti d'Italia, suscitando manifestazioni di malcontento popolare prontamente represse dalle autorità.
| La Repubblica Italiana, nata nel 1946, fu voluta soprattutto dal popolo italiano tramite il referendum istituzionale e sostenuta con forza dai principali partiti antifascisti di massa. Il 2 e 3 giugno 1946 i cittadini scelsero la Repubblica con 12.718.641 voti (54,3%) contro i 10.718.502 della monarchia. Per la prima volta in una consultazione politica nazionale, il voto fu esteso alle donne, le quali rappresentarono la maggioranza assoluta dei votanti (circa 13 milioni su 25 totali). I partiti del Comitato di Liberazione Nazionale guidarono la transizione: La Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi il Partito Socialista di Pietro Nenni e il Partito Comunista di Palmiro Togliatti. |
Il referendum del 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica Italiana. La Costituzione repubblicana promulgata nel 1948 è il primo statuto che l'Italia unita elabora con metodo democratico.
Il sistema politico repubblicano è caratterizzato da una successione di governi di breve durata, ma da una forte staticità del quadro politico, dovuta ai condizionamenti imposti dalla collocazione internazionale del nostro paese e alla relativa immobilità dei comportamenti elettorali, legata anche alla solidità del radicamento sociale dei maggiori partiti di massa.
In campo sociale ed economico è la fase di più profonda e rapida trasformazione in tutta la storia nazionale.
Nell’arco di circa quattro decenni il primato nell'occupazione passa dall'agricoltura all’industria e poi dall'industria al terziario.
L'obbligo scolastico viene ampiamente attuato, e si impone una cultura di massa relativamente omogenea in una società fino allora fortemente differenziata culturalmente per ceti e per regioni.
Ciò favorisce anche lo sviluppo di moderne forme di consumo.
Dagli anni sessanta, ed anche da prima, del Novecento l’emigrazione dalle regioni meridionali e nordorientali si indirizza verso i paesi nordeuropei e continua a redistribuire la popolazione pure all’interno del territorio nazionale.
Dagli anni Ottanta si assiste per la prima volta a un afflusso di immigranti mediorientali e africani, che continua tuttora sotto più forme.
Ma avremo tempo per soffermarci sul tema emigrazione/immigrazione dal momento che noi contessioti sappiamo che ancora oggi, per incompetenza politico/amministrativa di chi dovrebbe guidarli, i giovani meridionali (e non solo meridionali), con titoli di studio o meno, continuano ad emigrare.
Fra i rimedi che frequentemente i politici meridionali sanno trovare per riuscire popolari all’elettorato c’è lo sperpero di denaro pubblico per serate canore. Ed ovviamente … non convincono nessuno dei nostri emigrati a tornare.
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