C’è più di qualcosa che non funziona
Solo lo 0,1% dichiara più di 300 mila euro l’anno di reddito. Il 30% dei contribuenti garantisce l’80% del gettito Irpef, l’unica imposta progressiva rimasta. Il carattere universale che negli anni istitutivi la caratterizzava, è stato via via con l’introduzione di cedolari e tassazioni separate, è ormai profondamente cambiato.
Detto tutto questo, l’idea di una patrimoniale, che sembra affascinare la segretaria del Pd, Elly Schlein, è di fatto irrealizzabile non tanto tecnicamente quanto per il fatto che andrebbe ulteriormente a colpire chi attualmente paga tutto.
Insistere sul tema di una patrimoniale è fra l’altro il modo migliore per perdere le elezioni. Prima di tutto va ricordato che alcune patrimoniali ci sono già, come l’Imu. In secondo luogo è del tutto sconsigliabile parlarne alla vigilia di un grande passaggio di patrimoni, non tutti di miliardari, di quei tanti nati nell’immediato Dopoguerra. Lo documenta anche l’ultima relazione, sul 2025, della Banca d’Italia.
I nati tra il 1946 e il 1950 detengono il 62% delle abitazioni, il 28% degli attivi finanziari, il 10% delle imprese. Costituiscono la generazione più fortunata della storia (è la sostanza dell’analisi di Bankitalia). Gli eredi che ne beneficeranno si collocano prevalentemente nella fascia dei nati tra il 1966 e il 1975. In maggioranza donne. E qui spunta la problematica dell’imposta di successione, che in Italia è più generosa che altrove. Le grandi eredità (Agnelli, Berlusconi, Del Vecchio) in altri Paesi avrebbero finanziato con le loro tasse un’intera manovra di bilancio, da noi hanno fruttato assai poco.
Cosa fare per ridurre l’ingiustizia fiscale?
1) Combattere la piaga dilagante del nero e del sommerso,
2) i governi, di destra o sinistra, ignorino che anche i tantissimi evasori votano,
3) i Prodi finiscano di spiegare che non avrebbero toccato i piccoli risparmi. Di fatto poi non hanno toccato nemmeno i grossi.
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Contiamo di coinvolgere i lettori sui problemi della finanza pubblica per interessarli sui temi politici. Nessuno dovrebbe lamentarsi dell’ingiustizia sociale se non si impegna a seguire la politica che dai municipi, alle regioni e allo Stato viene lasciata ai tanti mestieranti.
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