Probabilmente non esiste una definizione di “cultura” che sia completamente condivisa da ciascun essere umano a cui venga chiesta un soddisfacente tratteggio.
Senza voler giungere a conclusioni troppo riduttive e senza immaginare di addentrarci nella vasta letteratura degli specialisti, ci viene suggerito da un amico, di ricorrere ad una analogia con i termini qui di seguito riportati:
="agricoltura" (valorizzazione dei suoli) oppure "cultura fisica" (valorizzazione dei corpi), con "cultura intellettuale".
Si è soliti definire la cultura tout court, intesa come il complesso delle azioni tese a valorizzare l'intelletto (la cosiddetta cultura animi di Cicerone) o le attività intellettuali o ancora le azioni tese ad arricchire l'intelletto.
In opposizione a tutto ciò che è natura, la cultura — in particolare l'arte — rientra quindi tra le opere dell'uomo.
Scienza e tecnologia che stanno influendo non poco su cultura intellettuale e su arte.
Il progresso scientifico e tecnico ha permeato, naturalmente a stadi e livelli differenziati, tutte le zone della nostra Terra, senza distinzioni di livelli di sviluppo. Questo fenomeno ha avuto e continua ad avere sulla nostra vita quotidiana effetti quantitativi e qualitativi diversificati, sia negativi che positivi, in base ai criteri adottati da ciascuno. L'impatto economico-finanziario non è sempre compatibile con l'impatto culturale quando si tratta di preservare e perpetuare la specificità delle varie culture.
La diversità ambientale di ciascuno si contrappone, necessariamente, all'uniformazione provocata dalla mondializzazione, effetto irreversibile di un fenomeno estremamente potente che influenza tutti i settori di attività e di pensiero in tutti i paesi, in ogni realtà umana.
L'umanità può oggi accedere alle altre culture grazie anche agli straordinari progressi e alle opportunità offerte nel campo dei mezzi di trasporto aereo (turismo e viaggi organizzati), delle telecomunicazioni e di tutte le Nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, oltre che dalla televisione. Nonostante questa inestimabile ricchezza, rappresentata dall'accessibilità alle altre culture, è opportuno tenere in memoria le parole di Claude Lévi-Strauss, antropologo: «Ogni cultura rappresenta un capitale di ricchezza umana inestimabile. Ogni popolo dispone di un patrimonio di miti e istituzioni che costituisce un'esperienza unica per tutta l'umanità. Pur comportando il rischio di una certa uniformazione e monotonia, la mondializzazione è il mezzo attraverso cui l'umanità riprende coscienza dell'importanza delle specificità culturali».
Nell'era delle tecnologie, quanto detto da Levi-Strauss rende attuale il pensiero di Terenzio all'epoca dell'antica Roma: «Sono un uomo, nulla di ciò che è umano mi è estraneo». E su questa scia, proveremo a richiamare il pensiero di un altro antropologo, ben noto a tanti di noi contessioti: Anton Blok.
(Segue)
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