| In dieci anni le persone accompagnate dalla rete Caritas sono aumentate del 48%, mentre gli over 65 assistiti registrano un incremento del 191%. Crescono la solitudine, i bisogni sanitari e le difficoltà abitative, mentre avere un lavoro non basta più a proteggere dall’indigenza. |
= = =… e però:
La Caritas rivela nel suo ultimo rapporto di avere assistito o aiutato materialmente, nel 2025, più di 283 mila persone. Il «Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia»: fa il paio con quella sui 93 milioni di persone a rischio di povertà in Europa a cui Buone Notizie ha appena dedicato una inchiesta e rappresenta un approfondimento specifico sulle fragilità che attraversa il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori.
Il dato generale è quello per cui la povertà tende sempre più a perdere il carattere dell'eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una «strutturale normalità». Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali rispetto a prima della pandemia Covid e conferma l'esistenza di una povertà radicata, condizione stabile nella vita di molte famiglie.
Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
«I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano - sottolinea mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana - e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone». Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. In questa prospettiva la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.
Il Report della Caritas evidenzia ancora il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%).
Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori. Si registra inoltre una graduale crescita dell’Isee medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) di coloro che chiedono aiuto. E non è una buona notizia perché non significa un miglioramento economico bensì un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.
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