Intanto Russia e Cina osservano
Da tre giorni (in verità nel corso delle notti) gli Stati Uniti hanno bombardato obiettivi iraniani. «Non si tratta di riaccendere la guerra, ma di definire i termini di un accordo», dice il segretario alla Difesa (ma ora è stato ridenominato proprio «alla Guerra») Pete Hegseth.
La massima superpotenza mondiale (USA) e la massima potenza regionale (Israele) non riescono a piegare il regime che, nei loro piani, doveva cedere alla spallata definitiva.
Gli iraniani, con una leadership più spregiudicata di prima, non cedono affatto. E se Netanyahu nuota comunque nell'acqua che preferisce – la guerra permanente – il più a disagio è Trump. Non per niente, dei tre attori è l'unico destinatario del martellante monito del suo connazionale più importante, credibile, autorevole, papa Leone XIV: «Chi crede in Gesù non può fare la guerra», riportano i giornali.
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