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venerdì 12 giugno 2026

Gli USA si sono impelagati

Intanto Russia e Cina osservano

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Il Medio Oriente sta attraversando
una fase di 
tensione estrema e
ridefinizione geopolitica
A seguito
dell'intensificarsi del conflitto su scala
regionale, che ha visto pesanti scontri
tra Stati Uniti/Israele e l'Iran, gli equilibri
 sono in continuo mutamento.

Da tre giorni (in verità  nel corso delle notti) gli Stati Uniti hanno bombardato obiettivi iraniani. «Non si tratta di riaccendere la guerra, ma di definire i termini di un accordo», dice il segretario alla Difesa (ma ora è stato ridenominato proprio «alla Guerra») Pete Hegseth.

  La massima superpotenza mondiale (USA) e la massima potenza regionale (Israele) non riescono a piegare il regime che, nei loro piani, doveva cedere alla spallata definitiva.

 Gli iraniani, con una leadership più spregiudicata di prima, non cedono affatto. E se Netanyahu nuota comunque nell'acqua che preferisce – la guerra permanente – il più a disagio è Trump. Non per niente, dei tre attori è l'unico destinatario del martellante monito del suo connazionale più importante, credibile, autorevole, papa Leone XIV: «Chi crede in Gesù non può fare la guerra», riportano i giornali.

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