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venerdì 26 giugno 2026

Il caporalato (1)

 Sfogliando libri e documenti
Il caporalato, ci capita leggere su un libretto sindacale di parecchi decenni fa, e’  storicamente sorto in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Con questo termine si intendeva e, ancora oggi, si intende descrivere il reclutamento di manodopera nelle campagne e -almeno nei decenni passati- nei grandi cantieri edili. 

 Il dizionario di Tullio De Mauro attesta il termine di caporalato, nella lingua italiana,  già dal 1830.



L'origine etimologica e storica. 

 La parola caporale deriva dal latino caput (testa/capo), ed il suo significato originario indica colui che è "a capo" di un gruppo. Nell’organizzazione militaresca dell'Ottocento, il caporale era un grado, il più basso, della gerarchia, incaricato del contatto diretto e dell'arruolamento delle giovani reclute.

 Nel mondo dell’agricoltura latifondistica siciliana, mi racconta l’anziano compagno socialista da sempre che ha trascorso gli anni giovanili lavorando proprio nell’azienda di Vaccarizzo, il ”caporale” identificava il "caposquadra", ossia il fattore che gestiva, stava a capo dei braccianti, reclutati ciclicamente in piazza, nella piazza di Contessa Entellina.

  Agli inizi del Novecento, l'espressione, o se si vuole la “qualifica” definiva la pratica criminale, illegale, dei mediatori che all'alba, nelle piazze della Sicilia dimenticata, quella interna e quindi comprendente pure Contessa Entellina, selezionavano i "lavoratori alla giornata", i iurnatera, (il cosiddetto mercato delle braccia), trattenendo per sé una parte della loro misera paga. 



L'evoluzione del contesto economico.  

Con la riforma fondiaria del 1950 e la lenta modernizzazione dell'agricoltura intensiva, il termine e’ ormai consolidato nel dibattito politico e sindacale per denunciare lo sfruttamento dei braccianti meridionali. 

Ai nostri giorni il termine “caporale” non riguarda solamente i lavoratori agricoli del meridione, e’ divenuto sinonimo dello sfruttamento dei lavoratori migranti e nel contempo e’  ritenuto un grave reato penale di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro", introdotto nell'ordinamento nel 2011 e  potenziato con la legge sul Caporalato  nel 2016.



La storia del termine e la cronaca. 

Uno dei primi dizionari italiani ad accogliere la voce «caporalato» per indicare lo sfruttamento illegale della manodopera agricola, è stato il Sabatini-Coletti, nel 1978. Solo due anni dopo dovette scoprirla tutta l’informazione, nel riferire le sconvolgenti notizie provenienti proprio dalla Puglia: il 19 maggio 1980 tre ragazze di Ceglie Messapica morirono in un pulmino dei caporali. Si chiamavano Pompea Argentiero, Lucia Altavilla e Donata Lombardi. Avevano 16, 17 e 23 anni. Si erano alzate alle 3 del mattino per andare a raccogliere le fragole.

(Segue)

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