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lunedì 15 giugno 2026

I giovani con laurea emigrano

Oltre la metà degli italiani che
oggi espatria possiede un titolo
accademico.
 La perdita di capitale
umano per il Paese è stimata in
miliardi di euro, con una forte
emorragia che colpisce soprattutto
il 
Mezzogiorno e le regioni del Nord
Italia.



L’Italia forma i giovani, questi

al dunque lavorativo vanno all’estero.

I giovani professionalmente formati lasciano l’Italia. A sollevare l’allerta nelle ultime settimane è stato l'Istat, nel Rapporto annuale 2026, e il Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali: il Paese fatica a trattenere i laureati e rischia di impoverire ulteriormente il proprio capitale umano proprio mentre affronta il declino demografico e una crescita economica debole. 

Secondo il Governatore, tra il 2020 e il 2024 oltre 100 mila giovani laureati hanno lasciato l'Italia per trasferirsi all'estero. Una scelta motivata dalla ricerca di migliori opportunità professionali, retribuzioni più elevate e soprattutto di un riconoscimento delle competenze che il mercato del lavoro nazionale spesso non riesce a garantire.

L’Italia non soltanto forma meno laureati rispetto ai partner europei, ma perde anche una parte crescente di quelli che riesce a formare. Un'emorragia che, secondo il Governatore, rischia di alimentare un circolo vizioso: la scarsa innovazione delle imprese riduce la domanda di lavoro qualificato, mentre la limitata valorizzazione delle competenze scoraggia gli investimenti nell'istruzione e rende più difficile l'adozione delle nuove tecnologie.

Nel 2024 sono stati circa 25 mila i laureati italiani tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, a fronte di poco più di 4 mila rientri. Il saldo netto è quindi negativo per quasi 21 mila giovani altamente qualificati, una perdita che l'Istituto di statistica definisce esplicitamente come un'erosione di capitale umano ad alta specializzazione. 

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