Sul blog contiamo di simulare in seguito una dichiarazione, con situazioni ricorrenti.
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| Aliquote IRPEF confermate Per i redditi 2025: = fino a 28.000 €. - 23% = fino a 50.000 €. - 35% = oltre - 43% |
Sul blog contiamo di dedicare più pagine per rendere comprensibili termini, finalità e modalità su tutto ciò che attiene il rapporto cittadino-fisco. |
Iniziamo intanto a sapere che le nostre dichiarazioni dei redditi possono essere sottoposte ad Accertamento. Come avviene la procedura di accertamento?
Sulla dichiarazione presentata nel 2024 e relativa ai redditi conseguiti nel 2023 partirà:
1) il controllo automatico entro il 31 dicembre 2026;
2) il controllo formale entro il 31 dicembre 2027 (accerta, in base all’analisi del rischio, se la dichiarazione corrisponde alla documentazione del contribuente incrociata con dati di enti terzi);
3) l’accertamento sostanziale entro il 31 dicembre 2028 (l’Agenzia contesta la dichiarazione e chiede il pagamento di un maggiore importo);
4) Infine entro il 31 dicembre 2030 scatta «l’omessa dichiarazione» a carico di chi non ha presentato la dichiarazione, oppure con un ritardo superiore ai 90 giorni.
Pertanto quando parliamo di «recupero evasione», una parte consistente si riferisce sempre ad annualità risalenti dai 3 ai 7 anni precedenti e in base alle norme in vigore in quel periodo.
Dal 2023 in poi si suppone che la tendenza al recupero sarà più bassa. Perché?
Nel 2024 e’ stato introdotto il concordato preventivo biennale: una delle misure bandiera della riforma fiscale varata dal governo.
L’Agenzia informa l’interessato che in base ai suoi calcoli il contribuente e’ andato fuori parametro: ha dichiarato 30, ma avrebbe dovuto dichiarare 50. Se aderisce, su quei 20 in più pagherà un’imposta compresa fra il 10 e il 15% (a seconda del grado di affidabilità) e sui 5 anni precedenti e i 2 successivi difficilmente scatteranno ulteriori controlli e verifiche.
Lo sconto prevede un limite: la differenza fra quanto dichiarato e quanto avrebbe dovuto non deve superare gli 85 mila euro, sui quali pagherà al massimo un’imposta del 15%.
Si tratta chiaramente di un sistema che può generare due distorsioni: da una parte chi consegue redditi superiori rispetto a quelli concordati non li dichiarerà, dall’altra se è tassato sulla base di un reddito predeterminato non ha alcun incentivo a produrre (ed evidenziare) di più. Inoltre la data stabilita per l’adesione al concordato è il 30 settembre, e questo consente di fare due calcoli di convenienza. Una norma che può tradursi in una forma di evasione legalizzata o, più correttamente, in una sottotassazione consentita poiché il contribuente beneficia di un’imposizione inferiore rispetto al proprio reddito. Quindi pochi, maledetti e subito per il fisco, ma ovviamente si tradisce il principio costituzionale che è quello di pagare in base alla reale capacità contributiva.
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