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lunedì 22 giugno 2026

Dagli egizi fino a Trump

Credono di lavorare per 
il bene comune e ritengono
loro dovere cercare, controllare 
e punire i trasgressori delle
regole.
Il primo bombarda i 
palestinesi in fila per il
cibo. Il secondo dispone
retate di presunti immigrati
illegali. Il terzo scatena
nel terzo millennio una
guerra di invasione.



Pagine di Storia
 Nella ricostruzione della storia dell'antico Egitto fino ad Alessandro, ci piace intrattenerci prossimamente su alcune pagine del blog su Ramses II, faraone all'epoca della fuga degli ebrei verso la Terra promessa. Questi era una figura lungamente considerato avversario di Mosè e ritenuto «il simbolo del male». Storicamente non è stato unico ad essere ritenuto “simbolo del male”. Per restare vicini ai nostri decenni non possiamo di certo dimenticarci ne’ di Giuseppe Stalin ne’ di Adolfo Hitler. 

Nell'immaginazione degli europei, per secoli, l'Egitto è stato soprattutto una terra biblica, temporanea prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento. Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, il faraone divenne, come osservano  più storici, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba e, più in generale, della passata grandezza del paese».

Questo è soltanto un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto (= il governatore che amministrava il paese per conto dell'Impero Ottomano) l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamés contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro. 

Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico-politiche del secolo seguente. 

Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore di Gerusalemme, il dittatore iracheno  volle che un’altra  epigrafe,  a fianco dell’antica, celebrasse i suoi trionfi.


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Con questo prima pagina di riflessione a sfondo storico ci proponiamo di avviare sul blog  una serie di vicende storiche per mettere in luce che figure come Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu che oggi guidano superpotenze e nazioni in un’ottica di accentramento del potere e di sovranismo sono spesso descritti come leader forti che  gestiscono crisi globali complesse e che si confrontano su equilibri geopolitici e conflitti. Verosimilmente si tratta di personalità, di figure, che cercano di imporre la propria visione del mondo a discapito delle regole democratiche e del multilateralismo. E nella Storia dell’uomo, fino a ieri, erano definiti tiranni.

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