| Credono di lavorare per il bene comune e ritengono loro dovere cercare, controllare e punire i trasgressori delle regole. Il primo bombarda i palestinesi in fila per il cibo. Il secondo dispone retate di presunti immigrati illegali. Il terzo scatena nel terzo millennio una guerra di invasione. |
Nell'immaginazione degli europei, per secoli, l'Egitto è stato soprattutto una terra biblica, temporanea prigione degli ebrei nella mappa storica dell'Antico Testamento. Ma verso la fine dell'Ottocento e soprattutto nei testi scolastici della Repubblica araba d'Egitto dopo il colpo di Stato del 1954, il faraone divenne, come osservano più storici, «uno dei simboli dell'unità nazionale araba e, più in generale, della passata grandezza del paese».
Questo è soltanto un esempio dell'uso che molti Stati, fra Ottocento e Novecento, hanno fatto del passato. Per l'inaugurazione del Canale di Suez Giuseppe Verdi ebbe dal Kedivè d'Egitto (= il governatore che amministrava il paese per conto dell'Impero Ottomano) l'incarico di scrivere un'opera patriottica e romantica che cantava le gesta di Radamés contro l'esercito invasore degli etiopi guidato dal re Amonasro.
Il libretto trasse spunto dall'idea di un grande egittologo, Auguste Mariette, e Aida andò in scena al teatro kediviale del Cairo, fra grandi festeggiamenti, il 24 dicembre 1871. Le feste di quell'anno divennero il prototipo culturale delle grandi celebrazioni storico-politiche del secolo seguente.
Nell'ottobre del 1971 lo Scià di Persia volle celebrare il 2500° anniversario della fondazione dell'Impero di Ciro e tenne corte a Persepoli per una grande manifestazione a cui invitò i presidenti e i sovrani del mondo. Più tardi, negli anni Ottanta, Saddam Hussein ordinò la ricostruzione di Babilonia e volle che su ogni mattone venisse inciso il suo nome. Quando gli archeologi scoprirono sulla porta della città un'iscrizione in onore del grande Nabucodonosor II, re dal 605 al 562 a.C. e conquistatore di Gerusalemme, il dittatore iracheno volle che un’altra epigrafe, a fianco dell’antica, celebrasse i suoi trionfi.
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Con questo prima pagina di riflessione a sfondo storico ci proponiamo di avviare sul blog una serie di vicende storiche per mettere in luce che figure come Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu che oggi guidano superpotenze e nazioni in un’ottica di accentramento del potere e di sovranismo sono spesso descritti come leader forti che gestiscono crisi globali complesse e che si confrontano su equilibri geopolitici e conflitti. Verosimilmente si tratta di personalità, di figure, che cercano di imporre la propria visione del mondo a discapito delle regole democratiche e del multilateralismo. E nella Storia dell’uomo, fino a ieri, erano definiti tiranni.
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