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venerdì 26 giugno 2026

Trump e la democrazia

 

Molti politologi, costituzionalisti ed
esponenti dell'opposizione sostengono
che l'approccio di Trump metta a dura
 prova la tenuta democratica degli
Stati Uniti attraverso diverse direttrici.
Le preoccupazioni per le politiche
della seconda presidenza hanno
generato forti risposte nella società
 civile. Ne sono un esempio le
manifestazioni nazionali note come 
No Kings (o No Dictators), nate per
contestare i decreti della Casa Bianca
e difendere i principi della Repubblica
dal rischio di derive autocratiche.




Le grandi democrazie occidentali sono radicate o comunque hanno solidi sostegni in quanto sia le componenti di destra che quelle di sinistra, per meglio radicarsi, provano ad occupare gli spazi di centro, di conquistare l’elettorato di centro. Su queste basi il sistema democratico garantisce stabilità a prescindere che alle elezioni vinca il centro-destra o il centro-sinistra.

  Nella situazione odierna degli USA a guida Trump si sta assistendo ad un contesto “centrifugo”. La politica trumpiana ha tutti i caratteri dell’estremismo di destra e inevitabilmente fette via via crescenti di elettorato di fronte allo scontro ideologico si allontana dal centro e il contesto politico diventa rovente. Il rischio a questo punto non è dei fronti politici che infiammano gli animi bensì del sistema democratico che si ritrova a rischio di “crollo”.

 Gli Stati Uniti a guida Trump stanno contribuendo alla destabilizzazione delle democrazie europee in due modi: uno diretto e uno indiretto (il secondo è il più importante). Il modo diretto ha a che fare con il fatto che se un estremista occupa la Casa Bianca il suo impatto sull’Europa è immediato e devastante. Le aggressioni verbali di Trump contro Meloni (ultime di una lunga serie di insulti ai vecchi alleati), frutto dell’esplicita volontà del presidente americano di logorare gli antichi legami euro-atlantici sono solo l’ultima goccia: è dal momento in cui si è insediato alla Casa Bianca che Trump non perde un’occasione per soffiare sul fuoco, per favorire un estremismo europeo che egli non ha creato ma che incentiva allo scopo di destabilizzare le democrazie europee.

A contare di più è ciò che sta dietro al trumpismo. È il declino della potenza americana (un fenomeno che va al di là di Trump) che logora i rapporti euro-atlantici e destabilizza, per conseguenza, le democrazie europee. Rapporti che  difficilmente torneranno ad essere quelli di un tempo. Non verrà meno l’alleanza (serve sia agli europei che agli americani) ma difficilmente essa sarà ancora la calda coperta che ha protetto l’Europa fino a qualche tempo fa. 

La stabilità delle democrazie europee è dipesa, dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi, dalla solidità dei rapporti euro-atlantici. Come ridare stabilità alle nostre democrazie nelle nuove condizioni? I russi si danno molto da fare per gonfiare, nei Paesi europei, estremismi che, per lo più, sono filorussi, che operano per spingere l’Europa nelle braccia della Federazione russa.

Al di là della (spesso scontata, talvolta anche fastidiosa) retorica europeista, la ragione per cui ci conviene puntare sull’Europa, sull’integrazione europea, è semplice: la stabilità delle democrazie richiede il loro inserimento in un quadro internazionale stabile. Se non è più l’America a fornirlo l’unica alternativa disponibile, o potenzialmente disponibile, è l’Europa. Un’altra scialuppa di salvataggio non c’è.

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