Possibili vie della crescita sociale ed economica
| La crescita socio-economica del Mezzogiorno d'Italia è una delle sfide storiche e strutturali più complesse del Paese. Per sbloccare il potenziale del Meridione, l'analisi economica contemporanea e le linee guida europee (come il PNRR) individuano cinque macro-direttrici fondamentali: -Modernizzazione delle Infrastrutture e Logistica Il divario infrastrutturale con il Nord frena lo sviluppo industriale e l'attrattività degli investimenti. -Transizione Ecologica ed Energia Il Sud ha le caratteristiche geografiche ideali per diventare l'hub energetico verde d'Europa. -Valorizzazione del Capitale Umano e Contrasto allo Spopolamento La "fuga dei cervelli" e il declino demografico sono le emorragie più gravi del Mezzogiorno. -Turismo di Qualità e Riqualificazione Culturale Il turismo al Sud deve evolvere da stagionale/balneare a risorsa strutturale attiva tutto l'anno - Riforma della Pubblica Amministrazione e Legalità L’efficienza istituzionale è la precondizione per la messa a terra di qualsiasi investimento. |
Il nostro Paese (l’Italia) è fra i più indebitati dell’Occidente. E però, e’ chiamato come tutti i paesi dell’Occidente, ad assolvere la spesa tipica di tutti gli Stati su base sociale: pensioni, sussidi, indennità di cassa integrazione, ripianamento dei deficit delle aziende pubbliche, interventi a sostegno della produzione nel settore privato.
Il contesto entro cui da decenni procede il sistema Italia non consente sicuramente di ridurre il debito pubblico. Fare a meno di tutti questi ammortizzatori sociali è ormai impossibile. Da qui il processo inflazionistico che intacca quella che sappiamo essere la moneta europea: l’euro.
Il problema è molto serio per il futuro delle generazioni che seguiranno: stiamo per lasciare montagne di debito pubblico a chi verrà dopo di noi. E però nessuno può sottovalutare ciò che ne consegue. Come e perché si muovono continuando ad indebitarsi i tanti governi di dx o di sx che si susseguono?
Premettiamo che tutti riconoscono che i costi per le pensioni, i sussidi, le casse di integrazione, i ripianamenti del deficit delle aziende pubbliche e gli interventi a sostegno della produzione nel settore privato vanno sostenuti. Tutti riconoscono -di contro- che il modo di procedere italiano su feste e sprechi rappresenta una anomalia che andrebbe presa di petto, quanto meno bloccando le spese inutili che inducono Comuni grandi e piccoli a deliberarli quando nulla hanno a che fare con lo “stato sociale” che tutti dobbiamo preservare. Organizzare e finanziare feste territoriali, di qualsiasi origine in Comuni dove l’unica fonte di sostentamento stanno diventando le pensioni e le rimesse degli emigranti esigerebbe sensibilità politiche.
E’ ovvio che lo “stato sociale” va preservato, ma gli sprechi della pubblica amministrazione per gonfiare personaggi che promuovono festeggiamenti e poi atteggiarsi a ciò che non sono, vanno segnalati. In una realtà dove si hanno tratti di strade dissestate, emigrazione che coinvolge il 95% delle famiglie, e permanenza -nel terzo millennio- del clientelismo, gli sperperi del denaro pubblico non devono sussistere.
(Segue)
Nessun commento:
Posta un commento