Brevi flash sulle origini
Provare a cogliere
| Il cristianesimo si è diffuso a partire dal I secolo d.C. in Palestina, partendo da Gerusalemme e crescendo grazie alla predicazione di Gesù, degli apostoli e di San Paolo di Tarso. |
Accanto ai gruppi tradizionali del giudaismo del tempo di cui ci parla lo storico ebreo Flavio Giuseppe ( Guerra giudaicaII,117-119), e cioè Farisei, Sadducei, Esseni (oggi identificati dalla maggior parte degli studiosi con la comunità di Qumran) e seguaci di Giuda il Galileo, ne è sorto uno nuovo, guardato dai primi con sempre maggiore sospetto, che riconosce in Gesù di Nazaret il Signore e il Messia (At. 2,36 fa dire a Pietro che «Dio ha costituito Signore e Messia questo Gesù che voi avete crocifisso») e ne aspetta con trepidazione il ritorno imminente (maranathà = «Signore nostro, vieni», prega nelle assemblee liturgiche questa comunità).
Tuttavia la fede messianica dei primi discepoli aveva qualcosa di ben più caratteristico e radicale delle differenze che potevano esserci tra i vari gruppi giudaici in tema di osservanza della Legge, culto del Tempio o libertà politica. Nel confessare Gesù di Nazaret Signore e Messia e nell'aspettarne il ritorno imminente come glorioso Figlio dell'uomo la comunità primitiva di Gerusalemme esprimeva infatti una fede e una speranza che mettevano radicalmente in questione il giudaismo e non potevano perciò non entrare in conflitto con esso.
La salvezza non consisteva più nell'osservanza scrupolosa della Legge di Mosè o nella realizzazione di un futuro messianico per Israele ma nell'adesione totale a Gesù morto e risorto che doveva ritornare nella gloria.
E questo già significava un allontanamento profondo dalle tradizioni di Israele. Il fatto che questo annuncio si rivolgeva non ai Giudei soltanto ma a tutti gli uomini rendeva la rottura col mondo giudaico addirittura inevitabile.
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Punti di vista:
Argomenta in un suo libro Vito Mancuso che una civiltà senza religione, o con una religione senza cultura, perde inevitabilmente la propria coesione interna, schiacciata su una sola dimensione, in balia di un egoismo molto prossimo al cinismo o alla disperazione.
Ancora:
-Una fede che rifiuta il confronto con la cultura, la scienza e il pensiero critico diventa sorda ai problemi reali dell'uomo moderno.
-Quando manca un orizzonte di senso condiviso e colto, l'essere umano rimane schiacciato su una dimensione puramente materiale o egoistica, vicina alla disperazione e al cinismo.
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Antico e Nuovo Testamento
Nel corso del 2º secolo circolano molti scritti sotto il titolo di Vangelo, Atti o Lettera, rivendicando la paternità di un apostolo, ma soltanto alcuni trovano posto nella liturgia, nella cátechesi o nella predicazione cristiana. Verso la fine dello stesso secolo diviene abituale chiamare « Nuovo Testamento » l’intero insieme degli scritti che si è imposto dappertutto nella Chiesa come riferimento importante per la tede e che ha avuto la garanzia degli apostoli.
I primi cristiani non ebbero l'idea di associare i loro testi alla Bibbia, il libro della rivelazione di Israele di cui facevano uso nella liturgia e nell'insegnamento. Via via nel tempo i nuovi scritti acquistarono pari importanza. Per distinguerli dalla Legge e dai Profeti, in altri termini dalla Bibbia, si parla di un «Nuovo» Testamento, diventando l'altro, di fatto, «Antico».
La parola «testamento» è la traduzione di una parola greca usata per rendere il concetto di patto, cioè, qui, l'alleanza stretta da Dio con il popolo che si era eletto. Parlare di un «Nuovo Testamento» sa di audacia. Si addita l'alleanza del Sinai,il fondamento della fede giudaica, e la si trova integrata e superata nell'avvenimento di Cristo: nella sua Pasqua. Come dire che Dio stabilisce una relazione nuova e definitiva con tutti gli uomini.
La Bibbia dei cristiani si compone pertanto di due parti: l'Antico e il Nuovo Testamento. L'Antico non viene rigettato; lo si interpreta come annuncio e cammino verso il Nuovo. Leggendo gli antichi testi si pensa ormai alla venuta del Cristo che è, per i cristiani, il compimento storico della speranza di Israele.
I ventisette libri del Nuovo Testamento costituiscono la letteratura più vicina alle origini cristiane. Vicina per la data, ma vicina soprattutto per l'esperienza e la fede che essi testimoniano.
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