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mercoledì 23 settembre 2026

La Russia di Putin

 Dal comunismo sovietico al neo fascismo: un percorso 

Il partito di governo Russia Unita,
legato al presidente Vladimir Putin,
 ha ottenuto una 
maggioranza
record del 57,83% dei voti
 
nelle recenti elezioni legislative
per il rinnovo della Duma di Stato
 (la camera bassa del Parlamento).
 I dati definitivi diffusi dalla
Commissione elettorale centrale
russa sanciscono l'assegnazione
di 
355 seggi su 450 a Russia
Unita, blindando ulteriormente
il controllo del Cremlino sul
potere legislativo.





Nel Paese, in Russia, le elezioni servono a confermare l’esistente. Era così quando -per un breve lasso di tempo- il voto era ancora relativamente libero, figurarsi ora. Ai nostri giorni l’immagine del Paese è quella di una società immobile, bloccata. Gli exit poll ed i risultati finali confermano che Russia Unita, il partito personale di Putin  possiede la maggioranza dei seggi. Nel 2021 aveva ottenuto una percentuale quasi identica, con differenze minime.

 Il vincitore annunciato e predeterminato dispone  comodamente di una maggioranza sui trecentocinquantacinque deputati su 450 parlamentari. Ma come noto, non c’è problema. Alle sue spalle, infatti, si sono piazzati tutti gli altri partiti satelliti, nell’ordine esatto che era stato disegnato e preannunciato da tempo. 

Al secondo posto ci sono i comunisti dell’eterno Gennady Zjuganov, che nel giugno scorso ha compiuto 82 anni. Al terzo i liberaldemocratici, al quarto Gente nuova, neonata formazione secondo molti concepita nella provetta del Cremlino per dare sfogo al malcontento della classe media, comunque l’unica a non pronunciarsi apertamente a favore della guerra. Che rimane cosa diversa dal dirsi contrari. 

In queste elezioni politiche, che a detta di Putin dovevano essere «un contributo comune alla vittoria della Russia», hanno dunque funzionato i meccanismi che devono garantire al potere il risultato voluto.

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