Le origini. A un popolo giudaico presso il quale andava sempre più imponendosi la spiritualità farisaica fondata sull'osservanza rigorosa, ma troppo spesso formale, della Legge mosaica, Gesù predicò una religiosità di abbandono fiducioso alla misericordia divina, improntata a una grande libertà nei confronti della Legge, ma caratterizzata da un ancora più grande radicalismo morale.
Egli non abrogava la Legge mosaica, su cui poggiava l'intero edificio della nazione giudaica, ma, portandone le prescrizioni alle estreme conseguenze e ponendola in rapporto con la venuta del regno di Dio, la trasformava interamente dandole radicalita’. Giusto non era più chi, attraverso l'osservanza precisa e scrupolosa della Legge, accumulava meriti e si garantiva ricompense, ma chi era pronto ad abbandonare anche i doveri più sacri per fare soltanto la volontà di Dio. Tutte le norme della Legge, come i vincoli familiari, religiosi e nazionali, si vedevano drasticamente ridimensionati in vista dell'unica cosa necessaria: il regno di Dio.
Con queste caratteristiche la predicazione si inseriva nella tradizione giudaica come fattore di rinnovamento che non poteva non apparire pericoloso alle autorità di Israele. Ed infatti queste non tardarono a prendere posizione contro il profeta del regno. I Farisei (gruppo politico-religioso ebraico attivo in Giudea tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C), che in Galilea avevano notevole ascendente sul popolo, ne contrastarono energicamente la predicazione.
Gesù non si è presentato esplicitamente come il Messia davidico atteso da secoli da Israele. Gli episodi evangelici che lo affermano sono il risultato di una rilettura della vita di Gesù alla luce dell'Antico Testamento fatta dopo la risurrezione. Ma con la sua potente personalità, accompagnata da una eccezionale attività miracolosa, non soltanto esercitò sul popolo una impressione straordinaria, ma radunò al suo seguito un piccolo gruppo di discepoli che lo seguiva nel suo ministero itinerante di esorcista e di taumaturgo, e invitò a un certo momento questi suoi seguaci a chiedersi chi realmente egli fosse e quale ruolo fosse destinato a svolgere nella venuta imminente del regno di Dio (Mc. 8,27-29).
Verso la fine della sua vita, recandosi a Gerusalemme per portare il suo messaggio nel cuore della nazione giudaica e mettendosi conseguentemente in conflitto aperto con i capi del popolo (sommi sacerdoti e capi dei Farisei) cercò di preparare i discepoli al suo imminente destino di morte (Mc. 8,31; 9,31; 10,33). E in quella che doveva essere l'ultima cena con loro li invitò a non disperare, ma a cogliere il significato salvifico di quel tragico avvenimento (Mc. 14,22-25).
Quello che sembro’ il fallimento della sua missione terrena non avrebbe impedito l'avvento del regno di Dio ma avrebbe costituito l'adempimento misterioso della sua volontà salvifica. Quando perciò dopo la sua condanna, voluta dalle autorità religiose giudaiche (il supremo tribunale del Sinedrio), ma eseguita formalmente dall'autorità politica romana (il governatore Ponzio Pilato), i discepoli a lui più vicini (Pietro, i Dodici, Giacomo) furono protagonisti di esperienze religiose straordinarie (le apparizioni di Gesù) e si convinsero che Gesù era stato risuscitato da Dio.
(Segue)
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La parola “spirito” ha origine da “spirare”.
Finché l’animale respira, e’ segno che e’ vivo.
Su questo presupposto il principio della vita lo definiamo “spirito”.
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