| Dante, quando incontra Brunetto Latini nell’Inferno lo definisce «dolce maestro dolce padre» è un saluto che mostra come i rapporti tra maestro e discepolo fossero personalizzati ed umani. Gli studenti erano pochi, ma gli Acta delle Università di Bologna, di Padova o di Parigi addirittura si rammaricavano “purtroppo non conosciamo più tutti i nostri studenti”. Questo vuole dire che durante i secoli medievali gli studenti, per esempio a Bologna, erano qualche centinaio, al massimo tremila. |
Secondo il significato originario del termine (universitas, comunità), l'università era una corporazione di insegnanti e studenti, organizzata con ruoli diversi (a Parigi prevaleva il ruolo dei docenti, a Bologna quello degli studenti). Nel Duecento fu usato il termine di Studium generale per indicare l'università dove vi era almeno una delle maggiori facoltà, dove insegnavano numerosi docenti e dove più grande era l'affluenza di studenti, anche stranieri.
I primi Studia generalia furono le università di Bologna (1088), Parigi (1150) e Oxford.
Mentre nelle università italiane prevalevano le facoltà (come diritto e medicina) che abilitavano a una professione, nelle università straniere la facoltà principale era la teologia (lasciata in Italia agli ordini religiosi). Il docente universitario riceveva una paga commisurata al suo prestigio, corrisposta in un primo tempo dagli studenti con un sistema di autotassazione (la collecta) e costituita, in un secondo tempo, da benefici o rendite ecclesiastiche.
Una curiosità: l’Università degli Studi di Napoli Federico II è la più antica università statale, laica e pubblica del mondo, ma non in assoluto la più antica. Fu fondata nel 1224 da Federico II di Svevia; fu la prima università statale e laica d'Europa, nata per formare i funzionari del regno.
Il prestigio acquisito da tali istituzioni non mancò di suscitare l'attenzione e anche la preoccupazione dei due poteri che, nel mondo del XIII secolo, miravano a controllare le istituzioni intellettuali e gli uomini che vi operavano: le monarchie, nei Paesi dove affermarono la loro egemonia, e la Sede romana.
Però l'iniziativa pontificia, forte del richiamo al valore universale della christianitas e della tradizione che attribuiva agli intellettuali un certo carattere "clericale", riuscì a prevalere. Filippo II Ăugusto, re di Francia, riconobbe, sino dal 1200, l'universitas studiorum parigina, destinata a diventare la massima istituzione accademica europea; ma i suoi statuti furono approvati da Innocenzo IIl che li fece compilare, nel 1215, dal proprio legato Roberto di Courçon. Non solo: benché le università tendessero ad articolarsi nelle quattro distinte facoltà delle "arti", di medicina, di giurisprudenza e di teologia, fu particolare preoccupazione della Chiesa di riaffermare sempre la preminenza della "scienza sacra" nell'ordine del sapere.
(Segue)
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