Negli ultimi quattro secoli la cultura occidentale ha invaso lentamente, ora con le buone ed ora con le cattive, l'ambito delle altre culture del pianeta, elevando la scienza e la tecnologia al rango di criteri ultimi di verità. Tutto ciò che non è misurabile secondo i parametri della scienza è stato relegato ai margini o addirittura negato.
La porta della saggezza, che ci apre all'ideale dell'umanità fin dall'avvento dell' homo sapiens, ha però tre chiavi:
con i sensi si "tocca" un aspetto del reale,
con la ragione si scopre ciò che ci circonda,
con la fede si è consapevoli che vi è qualcosa di più.
Solo integrando queste tre dimensioni è possibile conoscere il rapporto continuo e ininterrotto di armonia fra uomo, mondo e infinito.
Il rapporto tra fede, ragione e sensi rappresenta i tre pilastri fondamentali della conoscenza umana. Nel corso della storia della filosofia e della teologia, questi elementi sono stati visti come una scala gerarchica o come strumenti complementari per raggiungere la verità.
I Sensi raccolgono dati dal mondo esterno tramite l'esperienza materiale. Si fermano all'apparenza, al presente e al particolare. Possono essere ingannevoli.
La Ragione rielabora i dati dei sensi, scopre le leggi universali e organizza il pensiero in modo critico. Non può dimostrare ciò che trascende la natura (il mistero o l'infinito).
La Fede va oltre i dati sensibili e i passaggi logici per attingere a verità ultime. Le "verità ultime" (chiamate in teologia novissimi) sono gli eventi finali che riguardano il destino dell'uomo e dell'intero universo: la morte, il giudizio, il purgatorio, l'inferno e il paradiso.
(Segue)
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